Politica all’università: tra qualunquismo e arrivismo

Qualunquismo versus arrivismo: questo sembra il leitmotiv che caratterizza le elezioni dei rappresentanti degli studenti per il biennio 2008-2010. Da una parte gli studenti che contestano assenteismo e ricerca del voto in quanto tale: in una parola, arrivismo. Dall’altra i rappresentanti che vedono nella bassa affluenza della tornata precedente solo un crescente disinteresse nei confronti della gestione dell’università.

Tutti i rappresentanti sono pronti ad affermare che sì, il problema esiste: lo dichiarano a Step1 i consiglieri di facoltà di Lettere e Lingue, lo ribadiscono i senatori accademici uscenti intervistati da Radio Zammù durante la scorsa puntata di RadioAteneo, ma di soluzioni pratiche non c’è traccia; ci si affida al generico «bisogna ritrovare il contatto con gli studenti». E allora si tenta con l’organizzazione di feste ad hoc, qualora si abbiano più tempo e maggiori fondi, oppure si opta per la campagna elettorale face-to-face, tra amici o conoscenti (poco male se il rapporto lo si è stabilito durante il tragitto verso il seggio).

D’altro canto basta poco per farsi eleggere…

La prova è fornita dalle liste per le singole facoltà (che ancora devono ricevere l’ufficializzazione) presentate entro la scadenza del 26 settembre: si va dalle 32 di Ingegneria – che batte di stretta misura Economia che ne ha “solo” 31 – alle 12 di Architettura. Nel caso di un’ulteriore bassa affluenza, è chiaro come la dispersione dei voti sarà un elemento da non sottovalutare. Basteranno infatti poche preferenze per ritrovarsi eletti.

Analizzando le varie liste, saltano agli occhi i nomi – alle volte immediati e pratici, altre più incentrati sull’elemento poetico – in attesa di conoscere candidati e programmi. In questi faticosi tempi moderni la lista che promette maggiore tranquillità è “No stress”, mentre per il titolo di mitica (nel vero senso del termine?) sarà lotta tra “Atlantide why not”, “Athena”, “Nike” ed “Hercules”. “Carpe diem” ed “Insieme per vincere” invece sono in concorrenza nella categoria motto di spirito. Ovviamente, non mancano anche i nomi riconducibili ai partiti politici a cui le varie liste fanno riferimento.

L’elemento politico è in fin dei conti il bandolo della matassa. Se gli elettori sono genericamente sfiduciati dalle istituzioni, gli studenti – a maggior ragione – vedono nel collega-candidato un Veltroni, un Berlusconi, un Casini in miniatura, alla ricerca di uno scranno da occupare. Fa poca differenza se nel Senato della Repubblica o in quello Accademico.

Gli aspiranti consiglieri e senatori devono quindi fare i conti con questo clima di estremo distacco, se il loro intento è quello di una competizione democratica da svolgersi al meglio delle possibilità. Altrimenti – ahinoi – vinca chi ha più amici, più inviti in discoteca e caffè da offrire.


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