Piazza Università, ancora polemiche sui dissuasori E la polizia minaccia un volantinaggio contro Bianco

Scatena ancora polemiche il divieto, anche per la polizia, di accedere con le automobili a piazza Università. E, dopo la lettera infuocata di ieri con cui le forze dell’ordine chiedevano i telecomandi per abbassare i dissuasori mobili del centro di Catania, le precisazioni continuano oggi. «La polizia di stato deve transitare per motivi collegati alla prevenzione e, sicuramente, non deve dare conto all’amministrazione comunale», scrive il Coisp, sindacato autonomo di polizia. Il quale annuncia un volantinaggio per «informare l’opinione pubblica».

La questione – dibattutissima – riguarda la concessione, alle volanti in servizio, dei telecomandi per abbassare i dissuasori mobili tra piazza Università e piazza Duomo, messi lì per garantire l’effettiva pedonalizzazione dell’area. Sono «costretti a fare un giro assurdo», lamentano gli agenti che «rischiano di arrivare, anzi arrivano, in ritardo con gli interventi». Qualcuno faceva notare, però, che i piloni a scomparsa riconoscono le sirene e si abbassano automaticamente. «La polizia di Stato fa notare che effettua interventi sia con la sirena che senza», puntualizza il sindacato. «Questo implica che, ad esempio, un furto in appartamento possa essere gestito senza segnale acustico nella speranza di bloccare il ladro», dicono. In quel caso, ovviamente, le colonnine restano dove stanno. A questo argomento si aggiunge quello del «rispetto della quiete pubblica». 

E questi aspetti, «Enzo Bianco, in qualità di ex ministro dell’Interno altamente competente, dovrebbe conoscerli». E se non li ricorda, il sindacato di polizia «provvede a ricordarglieli». Del resto, si legge ancora nella nota del Coisp, per via di quei dissuasori l’area compresa tra i piloni interdetti al traffico delle volanti è «piena di atti di bullismo, cani randagi, molestatori, zingari che chiedono l’elemosina sfruttando bimbi teneri e senza futuro […] Ecco perché i telecomandini sono importanti anche per i poliziotti in servizio». In attesa di una risposta del primo cittadino, gli agenti intendono manifestare il proprio dissenso e scendere in piazza. O, quantomeno, «lungo i siti d’interesse», per spiegare ai cittadini le loro richieste. 


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