Pelagotti incorona chi lotta in prima linea «Medici e infermieri sono eroi invisibili»

Leadership: capacità di imporre la propria personalità e, in virtù di una legittimazione da parte del gruppo, le proprie doti di trascinatore. Caratteristiche perfettamente riconoscibili in casa rosanero nei tratti di Alberto Pelagotti e visibili anche attraverso il pathos con cui il portiere del Palermo affronta il tema relativo alla pandemia da Coronavirus: «Stiamo attraversando un’emergenza planetaria che segnerà di certo le nostre esistenze – ha sottolineato in un’intervista rilasciata al sito ufficiale – neanche i nostri genitori hanno mai vissuto qualcosa di simile, è una situazione nuova e bisogna affrontarla mantenendo la calma e con grande responsabilità. Voglio dedicare un pensiero alle famiglie delle vittime ma anche ai medici e agli infermieri in prima linea che ogni giorno salvano vite e la sera tornano a casa esausti e con i segni delle mascherine nella faccia. Sono eroi invisibili che meritano tutta la nostra stima e riconoscenza».

La leadership del trentunenne estremo difensore toscano si manifesta ovviamente anche in campo e nello spogliatoio. Luoghi in cui, per indole, riesce a toccare le corde giuste (soprattutto quelle dei giovani presenti in organico) tenendo il gruppo sempre compatto: «Mi posso affettuosamente definire il papà adottivo degli ‘under’, prima che mia moglie mi raggiungesse in città ho trascorso molto tempo assieme a loro. Il nostro rapporto è meraviglioso e mi rende orgoglioso il fatto di essere un punto di riferimento per questi giovani, che oltre ad avere ottime qualità tecniche in campo sono davvero dei ragazzi puliti e maturi. Il legame via social con i tifosi – prosegue – è fantastico, da bambino ero curioso di sapere come vivevano i miei idoli fuori dal campo, per questo mi piace far vedere loro come si svolge la nostra giornata e regalare un po’ di svago in queste giornate così difficili. L’augurio ovviamente è quello di ritrovarci presto a festeggiare insieme in un Barbera stracolmo e poter finalmente abbracciarci».

Il numero 1 rosanero, che in questi giorni molto particolari trascorre il tempo anche guardando i video delle partite giocate concentrandosi soprattutto sugli errori in fase difensiva, continua a dispensare pillole di ottimismo: «L’obiettivo comune, adesso, deve essere quello di ritornare ognuno di noi alla propria vita normale. Sono ottimista per natura e sono convinto che riusciremo a terminare il campionato. Per questa ragione, nonostante una pausa così lunga, dovremo necessariamente farci trovare pronti mentalmente e fisicamente per concludere il nostro percorso. Non possiamo mollare, dobbiamo mantenere forma e concentrazione in modo da avere una marcia in più quando riprenderemo ad allenarci in gruppo».

Imbattuto al Barbera da 399 minuti ma costretto al momento a rinunciare al titolo di portiere della squadra con la difesa meno perforata del girone (il Savoia, 15 gol al passivo, ha incassato una rete in meno dei rosanero, secondi in questa speciale classifica) a causa soprattutto dei quattro gol subiti nelle ultime due gare esterne, Pelagotti ha premuto inoltre il tasto rewind e ha tracciato un bilancio del campionato disputato finora dalla compagine di Pergolizzi: «Abbiamo iniziato la stagione vincendo le prime dieci partite forse credendo di essere imbattibili, poi siamo tornati con i piedi per terra ma siamo stati bravi a far durare poco questa crisi di risultati. Ritengo che ci sia stato un certo equilibrio tra il girone d’andata e la prima metà del girone di ritorno. Non dimentichiamo che basterebbero sei vittorie su otto gare da disputare per centrare l’obiettivo. È questo il mio unico programma a breve termine, per il resto ho ben poco da pianificare perché il mio futuro lo immagino solamente a tinte rosanero».


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