Palermo pulita come Milano e Torino, come Bologna e Genova. Se perderà questa sfida, la città affonderà

Venticinque anni fa, a Palermo, in una città disperata e sporca, assalita dalla violenza mafiosa, alcune forze politiche proposero di non pagare la tassa sull’immondizia. Un gesto estremo, il rifiuto della tassazione, per rimarcare che a una prestazione resa male, o non erogata affatto, si può rispondere non pagando il corrispettivo preteso. Il servizio negli anni successivi si è sempre mantenuto di basso livello fino al disastro del decennio scorso contrassegnato dalla demolizione di ogni parvenza organizzativa e dal fallimento economico e progettuale della peggiore tra le ex municipalizzate cittadine.

Oggi la società ha cambiato nome, ma è fatta dalle stesse risorse umane protagoniste della peggiore performance europea, ma crediamo anche nord-africana, in fatto di pulizia e decoro urbano.

La sfida del Sindaco della città, Leoluca Orlando non è facile. E non basterà assicurare solo una maggiore pulizia. La sfida o si vincerà tutta o le mele marce contamineranno quel che di buono c’è.

Palermo pulita come Milano o Torino, Bologna o Genova significherà restituire ai cittadini la dignità che reclamano da troppo tempo. Le città dell’Est europeo dei primi anni Novanta, dopo quasi cinque decenni di oscurità comunista, erano pulite e con giardini curati. Oggi, venticinque anni dopo la liberazione, i loro parchi risplendono e le loro strade sono un esempio da seguire.

Marsiglia, città del Sud della Francia, come Palermo preda, agli inizi degli anni ’80 del secolo passato, di una criminalità feroce, crocevia di alleanze criminali internazionali, è risorta dal degrado celebrandosi, acclamata, come capitale europea della cultura per il 2013.

Anche Palermo può avere un percorso simile. La rassegnazione non serve, il fatalismo neppure. Servono opere, gesti, regole, rispetto. Condizioni che portano lo sviluppo.

Sguinzagliare i vigili a caccia dei perdigiorno è un buon espediente, trasformare i cittadini, attraverso l’informazione, in esigenti destinatari di un servizio loro dovuto può portare a una metamorfosi maestranze abituate a considerare stipendio e prestazione due entità separate e distanti.

Dove domina la criminalità c’è degrado: civile, sociale, urbano.

Vincere la battaglia per una Palermo pulita e verde sarà una maniera nuova di dare uno schiaffo alla mafia. Non la mafia militare o finanziaria, ma quella sociale e culturale dove i diritti si trasformano in favori, i doveri in privilegi, il rispetto in arroganza e sopraffazione.


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Venticinque anni fa, a palermo, in una città disperata e sporca, assalita dalla violenza mafiosa, alcune forze politiche proposero di non pagare la tassa sull’immondizia. Un gesto estremo, il rifiuto della tassazione, per rimarcare che a una prestazione resa male, o non erogata affatto, si può rispondere non pagando il corrispettivo preteso. Il servizio negli anni successivi si è sempre mantenuto di basso livello fino al disastro del decennio scorso contrassegnato dalla demolizione di ogni parvenza organizzativa e dal fallimento economico e progettuale della peggiore tra le ex municipalizzate cittadine.

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