Palaspedini, 70 minori in stato «disumano» Berretta: «I responsabili dovranno pagare»

«Sono abbandonati senza cibo, senza vestiti, da un mese al Palaspedini, una struttura fatiscente. E’ una cosa disumana, di una inciviltà unica. E chi in Prefettura è responsabile dovrà pagare un prezzo per tutto questo». E’ duro il commento dell’onorevole del Partito democratico Giuseppe Berretta, che questo pomeriggio si è recato al palasport di piazza Spedini in visita ai 70 ragazzi (68 maschi e due femmine) giunti in città con gli sbarchi delle scorse settimane: 61 di loro si trovano nella struttura dalla prima settimana di ottobre, come denunciato dalla Rete antirazzista catanese nei giorni scorsi.

«Tutto il peggio che si possa pensare l’ho visto concentrato in quel luogo: non ci sono mediatori culturali e il pasto, rigorosamente freddo, viene portato una volta al giorno, mentre la notte i migranti dormono sugli scaloni della palestra, con un materassino per terra», commenta l’esponente del Pd. Berretta annuncia che nei prossimi giorni rivolgerà «un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno. Ma già domani chiederò un incontro al Prefetto e al sindaco di Catania per chiedere di intervenire. Sappiamo – prosegue il deputato – che i costi per l’accoglienza dei minori non accompagnati sono a carico dello Stato, che trasferisce al Comune le risorse. L’emergenza dura al massimo due o tre giorni, un mese non può trascorrere così».

I giovani migranti vengono da Nigeria, Senegal, Ghana, Zambia, Bangladesh, e due di loro sono finiti in ospedale con la febbre alta. «Non c’è nessuno che li assista da un punto di vista sanitario. Sono stati quindi chiamati i medici dell’Asp e a un ragazzo con cui ho parlato – racconta Berretta – è stato diagnosticato un forte raffreddore, con la prescrizione di medicinali. Farmaci che però nessuno ha provveduto ad acquistare e che lui ovviamente non può procurarsi», afferma il deputato. Che aggiunge: «I ragazzi, tra i quali i più giovani hanno 16 anni, non possono nemmeno comunicare con le proprie famiglie, non hanno a disposizione un telefono. E a casa non sanno se sono vivi o morti».

Uno stato di abbandono che, secondo quanto riferito dal deputato, riguarda anche la struttura. «I bagni sono totalmente impraticabili per la sporcizia, i migranti non hanno la possibilità di fare una doccia o semplicemente di lavarsi i denti. La maggior parte di loro – prosegue Berretta – è persino senza scarpe e senza vestiti con cui cambiarsi, in un luogo in cui si patisce il freddo perché non riscaldato», conclude.


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