Ordinanze di sgombero al palazzo di ferro di Palermo. A rischio ci sono 75 famiglie

Sono settantacinque le famiglie a cui sono state notificate le ordinanze di sgombero in via Brigata Aosta a Palermo, in quello che viene chiamato il palazzo di ferro, gestito dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia. L’immobile ha una storia complicata e controversa, infatti, negli anni ’90 è stato preso in affitto dal Comune di Palermo, quando di proprietà della società Villa Eloise. Dopo i primissimi anni, però, il comune non ha più pagato, motivo per cui la società ha intentato una causa che ha vinto e il Comune di Palermo era stato condannato a restituire l’immobile libero. Nel frattempo, la società Villa Eloise è fallita ed uno dei soci maggioritari della società è stato processato e condannato per mafia, per cui sono scattati prima il sequestro e poi la confisca dell’immobile, che appunto è entrato nel circolo di quelli gestiti dall’agenzia nazionale per i beni confiscati da circa 5 anni.

«Prima che avvenisse questo passaggio, le famiglie, che un tempo erano altre, ricevevano periodicamente l’ordinanza di sgombero dal Comune, motivata da il rilascio dell’immobile che doveva essere restituito ai proprietari» ha precisato Tony Pellicane, presidente A.Si.Da 12 Luglio, associazione sindacale per il diritto all’abitare. In effetti, nel tempo i legittimi assegnatari hanno lasciato gli immobili ad altri inquilini, non prima di avere pattuito un compenso variabile tra i 3.000 e gli 8.000 euro per la consegna delle chiavi. Alcune persone, dunque, hanno speso tutto quello che avevano per avere una casa qui. Inoltre, le abitazioni sono state oggetto di importanti interventi di ristrutturazione da parte degli occupanti, così come i luoghi comuni come l’androne e il portone del palazzo.

«Negli ultimi 30 anni, in questo posto sono successi degli avvenimenti che sicuramente non aiutano, tant’è che nelle ordinanze di sgombero che stanno notificando in questi giorni si fa riferimento all’ultimo blitz delle forze dell’ordine avvenuto a marzo scorso, in cui furono emesse oltre cento denunce tra spaccio, furto di energia elettrica e acqua, presenza di pitbull probabilmente destinati ai combattimenti clandestini» precisa ancora il sindacalista A.Si.Da. Questo, infatti, è uno dei paradossi del palazzo di ferro, nel senso che si tratta di un luogo in cui vige un’illegalità diffusa, in quello che dovrebbe essere un immobile gestito dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati. L’altro paradosso riguarda il fatto che il palazzo di ferro è per metà abitato in modo regolare e l’altra metà è illegalmente occupato.

«Sappiamo che ci sono state delle ferme segnalazioni da alcuni residenti che sono ex dipendenti delle forze dell’ordine e un ex magistrato che hanno attaccato l’Agenzia per i beni confiscati, ricordando che il suo compito primario sarebbe quello di amministrare il palazzo – spiega ancora Tony Pellicane -. Date le situazioni emerse è stato intimato all’Agenzia di liberare l’immobile e amministrarlo, oppure sarebbe scattata da parte loro la denuncia alla Corte dei Conti. Da qui è nato il blitz di marzo, che adesso funge da giustificazione all’eventuale sgombero». Nelle ordinanze di sfratto c’è scritto che una volta liberato l’immobile sarà consegnato al Comune, ma non si capisce bene cosa intenda farne viste le condizioni poco sicure del palazzo. Gli occupanti chiedono di essere regolarizzati, pagando anche un affitto mensile, e non essere sfrattati nel giro di breve tempo, perché alcuni di loro non avrebbero dove andare.

L’assessore all’Emergenza abitativa del comune di Palermo, Fabrizio Ferrandelli, ha riferito a MeridioNews che diverse di queste famiglie sono presenti nelle liste di quelle che hanno diritto a ricevere le abitazioni popolari, per cui farà in modo di farle scorrere nella graduatoria. E tutti gli altri? «Il nostro primo obiettivo è quello di ottenere una sospensiva dell’azione di sgombero – riferisce infine il sindacalista Pellicane-. Perché bisogna trovare una collocazione a queste persone, altrimenti potrebbe configurarsi anche un problema di ordine pubblico. Inoltre, si potrebbe avviare un censimento di tutte le famiglie in modo tale da poter distinguere quali tra queste 75 famiglie stanno lì perché ne hanno realmente necessità e quali, invece, abitano lì per altri interessi». La prossima settimana l’assessore Ferrandelli, incontrerà i sindacalisti per il diritto all’abitare e le famiglie di occupanti, per cercare di trovare una soluzione utile a tutti.


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