Omicidio Vucciria, chiesti tre ergastoli per gli assassini del 26enne Emanuele Burgio

Tre ergastoli per l’omicidio di Emanuele Burgio, il 26enne ucciso a colpi di pistola alla Vucciria di Palermo, il 31 maggio del 2021. È questa la richiesta di pena della procura di Palermo, formulata stamattina dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Giovanni Antoci e Gaspare Spedale alla Corte d’assise presieduta da Sergio Gulotta – per i fratelli Domenico e Matteo Romano e il figlio di quest’ultimo, Giovanni Battista. Secondo l’accusa, l’omicidio avvenuto in via dei Cassari – davanti alla trattoria Zia Pina, gestita dalla famiglia della vittima – maturò in un contesto mafioso. Il giovane ammazzato, che al momento del delitto era imputato in un processo per droga, è il figlio di Filippo Burgio. L’uomo è considerato il cassiere del clan di mafia di Palermo centro. Coinvolto nell’operazione Hybris del luglio del 2011, l’uomo è stato condannato con sentenza definitiva per mafia a nove anni di carcere. Per gli inquirenti, oltre a tenere la cassa della famiglia di Palermo centro, per un periodo avrebbe gestito la posta dell’allora latitante Gianni Nicchi. La famiglia del giovane, non si è costituta parte civile nel processo.

Tutti i protagonisti di questa vicenda, da un lato e dall’altro, gravitano nell’orbita di Cosa nostra. Il padre dei fratelli Romano, Giovan Battista, era infatti il boss di Borgo vecchio che, nei primi mesi del 1995, fu massacrato di botte, ucciso e poi sciolto nell’acido. Stando a quanto è stato ricostruito nel corso delle indagini, l’omicidio di Emanuele Burgio è avvenuto al culmine di una lite e sarebbe stato studiato in ogni minimo dettaglio. Per la procura, alla base del delitto ci sarebbero una serie di dissidi sorti in precedenza tra Burgio e i Romano: anche la vendetta per un pestaggio dopo un incidente stradale. Nel corso della prossima udienza sono previste le arringhe degli avvocati difensori Giovanni Castronovo, Vincenzo Giambruno e Raffaele Bonsignore


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