Obama il ‘pacifista’ colpisca chi produce le armi chimiche. Anche nel suo Paese. Se la Siria ha queste armi qualcuno gliele ha vendute

VANNO RIVISTI I CRITERI SULL’ASSEGNAZIONE DEL NOBEL PER LA PACE. EVITANDO DI ASSEGNARLO A SCATOLA CHIUSA

Il pretesto umanitario che anima la decisione di Barak Obama di ‘attivare’ un attacco aereo-navale mirato a distruggere i depositi di armi chimiche presenti sul territorio siriano appare, a qualunque osservatore non schierato, una solenne ‘balla’ per la ragione che se Bashar Assad dispone di quelle armi, beh, c’è qualcuno che quelle armi le ha prodotte e gliele ha venduto.

Il pretesto appare sempre più tale perché l’animus umanitario di Obama risulta sempre più falso, visto che non è rivolto a combattere chi quelle armi le produce, bensì solo chi le usa.

Siamo in presenza di un atteggiamento che non ci convince per il semplice motivo che gli Stati Uniti d’America, la Francia, l’Inghilterra, la Russia e la Cina sono membri qualificatissimi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (addirittura hanno il privilegio di esserne membri permanenti) e basterebbe che proponessero in quella sede una risoluzione vincolante per tutti gli Stati membri di messa al bando (articolo 2, punto 6 dello Statuto dell’Onu) della produzione di armi chimiche di distruzione di massa.

Vincolante perché? Perché, in caso di inosservanza della risoluzione da parte di qualche Paese produttore, quel Paese verrebbe radiato dall’organizzazione di cui fa parte. Dal nostro punto di vista il problema va affrontato alla radice, cioè fin dalla produzione, perché chi usa le armi chimiche le avrà pur comprate da qualche parte, o no?

Invece, la maschera di ipocrisia di chi le armi chimiche le produce, ma si scaglia contro chi le ha usate, dopo che gliele ha vendute, non appare credibile, né è credibile l’Onu che nei suoi quasi settant’anni di esistenza non ha mai trovato l’occasione per assumere quella determinazione.

Questo nostro convincimento, che abbiamo avuto modo di illustrare più diffusamente e meglio argomentato nei giorni scorsi, trova conforto nella predicazione di Papa Francesco in occasione della veglia per la Pace tenutasi sabato scorso a Roma, in piazza San Pietro, nel corso della quale ha denunciato che le guerre sono operazioni utili al commercio delle armi, chimiche e no.

Barak Obama farebbe meglio a guardare dentro il suo Paese se c’è qualche industria militare che produce armi chimiche e ad intervenire per chiuderla immediatamente, impedendo così la diffusione di quelle produzioni ed il loro indegno commercio. Solo in questo modo sarebbe credibile e lo sarebbero le prove che va mostrando in giro per il mondo a giustificazione della sua ‘ansia umanitaria’.

In Siria occorre promuovere una pressante azione diplomatica tesa a rimuovere le contraddizioni e le contrapposizioni ivi esistenti e magari risolvere in via definitiva il conflitto israelo-palestinese che continua ad essere la vera ragione della instabilità politica del Medio Oriente. Instabilità che dura ormai da oltre sessant’anni e vedrebbe giunta l’ora di mettervi la parola fine: due Ttati, due territori.

Gli Stati Uniti, presi dall’ansia di sostenere la propria industria delle armi, dovrebbero fermarsi a riflettere sui propri errori. In Iraq sono intervenuti con le stesse motivazioni di adesso ed hanno ottenuto che in quel Paese è nato il terrorismo che prima non c’era e nel popolo iracheno sta montando l’odio antiamericano, così come è avvenuto in precedenza in Iran, a motivo del loro ostinato sostegno allo Scia (per ragioni petrolifere) contro le preferenze popolari (es. Mossadeq, fatto fuori da un complotto ordito dalla Cia), giustificando per queste ragioni l’intervento degli ayatollah, quale baluardo antiamericano. Di odio in odio, l’Iran è caduto dalla padella nella brace.

La stessa cosa potrebbe accadere in Siria qualora la spuntassero le aberrazioni fanatiche degli islamisti, incapaci di distinguere la laicità dello Stato dalle pratiche religiose individuali e private. Da questo punto di vista lo Stato laico concepito e praticato da Bashar Assad farebbe parecchi passi indietro verso il Medioevo. Ed a pagare il conto sarebbero in primo luogo le donne siriane.

Alla luce di questi eventi appare sempre più un errore quello commesso dall’accademia svedese che assegna i premi Nobel. Infatti, l’assegnazione al ‘buio’ del Nobel ad Obama si è rivelato un abbaglio bello e buono. Il riconoscimento di una tale onorificenza non può essere attribuito sulla fiducia, diciamo così, estetica. Esso va assegnato sulla scorta del marito conquistato sul campo.


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