È iniziato ufficialmente giovedì scorso il percorso parlamentare della nuova legge elettorale nazionale, già ribattezzata dai corridoi di Montecitorio come Stabilicum. Un nome che è già un manifesto politico, tra le polemiche feroci dell’opposizione e la determinazione della maggioranza. L’obiettivo dichiarato della nuova legge elettorale è blindare la governabilità, ma il dibattito si preannuncia infuocato, […]
Gianfranco Miccichè
La nuova legge elettorale da Roma alla Sicilia. Miccichè: «Saremo ancora invasi dai nordisti»
È iniziato ufficialmente giovedì scorso il percorso parlamentare della nuova legge elettorale nazionale, già ribattezzata dai corridoi di Montecitorio come Stabilicum. Un nome che è già un manifesto politico, tra le polemiche feroci dell’opposizione e la determinazione della maggioranza. L’obiettivo dichiarato della nuova legge elettorale è blindare la governabilità, ma il dibattito si preannuncia infuocato, fino in Sicilia. MeridioNews ne ha parlato con il deputato all’Ars Gianfranco Miccichè. Volto storico di Forza Italia sull’Isola, ed eletto con il partito del presidente della Regione Renato Schifani nel 2022, ma passato nel 2023 nel gruppo misto. Una voce netta su luci, ombre e reali implicazioni di questa riforma. Che promette di riscrivere le regole del gioco democratico, con possibili ricaduta sulla legge elettorale siciliana.
Cosa prevede la nuova legge elettorale
Siamo di fronte a un cambio di paradigma radicale rispetto all’attuale sistema elettorale, denominato Rosatellum. La legge vigente si fonda su un sistema misto, dove una parte dei seggi viene assegnata con il maggioritario nei collegi uninominali e la restante con il proporzionale. Il nuovo testo, invece, spinge l’acceleratore in una direzione diversa. L’architettura del Stabilicum punta, infatti, a un sistema prevalentemente proporzionale, corretto però da un premio di maggioranza corposo. L’idea è garantire una dote extra di seggi – si parla di 70 alla Camera e 35 al Senato – alle coalizioni che supereranno la soglia del 40 per cento. Con un possibile meccanismo di ballottaggio, qualora nessuna forza politica raggiungesse tale cifra.
Maggiore stabilità o rappresentanza alterata?
A sparire, nell’impianto proposto, sarebbe il cuore del sistema attuale: i collegi uninominali. Sostituiti da una struttura che punta a consolidare le coalizioni e a dare chiarezza sull’offerta politica. Includendo l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio già in fase di presentazione delle liste. Mentre le opposizioni gridano all’irricevibile forzatura costituzionale, rimane la domanda: stiamo per consegnare ai cittadini un sistema capace di garantire stabilità o rischiamo di alterare gli equilibri di rappresentanza? Un quesito aperto anche per quanto riguarda gli effetti della nuova legge elettorale sulla Sicilia e le sue scelte.