Numeri record per l’influenza dei bambini in Sicilia. Pediatra: «Rischio epidemie di malattie passate»

«Diversi tipi di virus coesistenti hanno reso più grave l’influenza dell’epoca post-Covid nei bambini che è pure arrivata in anticipo rispetto al passato». È il segretario regionale della federazione italiana medici pediatri (Fimp) Giuseppe Vella ad analizzare a MeridioNews la situazione in Sicilia dove si sono registrati numeri record per infezioni da virus respiratori nei bambini, specie neonati e lattanti, con i reparti di Pediatria in affanno e, in certi casi, addirittura al collasso. Uno scenario che rischia di ripetersi anche in futuro per altri tipi di patologie. «Se non si raggiunge l’immunità di gregge con i vaccini – sottolinea Vella – in un futuro non poi così tanto lontano si potrebbe andare incontro anche a epidemie di malattie che, negli anni, avevano perso la propria aggressività».

La triplicazione della percentuale in Sicilia

«Abbiamo registrato un incremento degli accessi in Pronto soccorso per infezioni respiratorie del 300 per cento superiore rispetto ai due anni precedenti», ha denunciato nei giorni scorsi Giovanni Corsello, il direttore del dipartimento Materno infantile dell’ospedale dei bambini del capoluogo. Il nosocomio che, già a partire dall’inizio dell’anno ha dovuto chiedere aiuto ad altre strutture dell’isola per fare fronte alle cure necessarie per i più piccoli. «L’80 per cento dei posti letto sono occupati da bambini con bronchiolite, polmonite o virus respiratorio sinciziale». Numeri che, però, vanno analizzati anche tenendo conto delle capacità delle strutture dell’isola. «A partire dalla diminuzione delle nascite che si è registrata negli anni – spiega Vella – diversi reparti di Neonatologia e Pediatria sono stati chiusi». La diretta conseguenza è stata una riduzione dei posti letto e «da questo potrebbe dipendere il numero più elevato dei casi di ricovero registrati in Sicilia», aggiunge.

L’analisi del pediatra sentinella

Una questione di distribuzione, insomma, come spiega al nostro giornale il segretario della Fimp che è anche un pediatra sentinella. Ovvero, uno dei medici specializzati nella cura dei bambini che si occupa anche di inviare i dati al ministero della Salute. In questo caso anche quelli relativi all’influenza. «Che in realtà – precisa Vella – è il frutto della coesistenza di almeno tre diversi tipi di virus (tra cui quello dell’australiana) che hanno anche sintomatologia diversa con febbre alta, diarrea e mialgie (dolori muscolari, ndr)». A questo quadro già complesso, nei bambini si aggiunge anche il virus respiratorio annuale. «Che, dopo gli ultimi anni di Covid con distanziamento sociale e mascherine che hanno fatto da schermo di protezione e hanno impedito ai soggetti di contagiarsi anche con altri virus – spiega il pediatra – quest’anno è arrivato in maniera più violenta causando problemi più gravi che, in alcuni casi, hanno reso necessario il ricovero anche nelle Terapie intensive neonatali».

Il rischio di epidemie future di malattie del passato

«Quando nasce, un bambino viene protetto per trenta giorni dagli anticorpi che gli vengono passati direttamente dal sangue della madre – spiega il pediatra – ma, dopo un mese di vita, non ha più anticorpi e quindi è fisiologico che venga contagiato da infezioni». Anche quelle respiratorie che, nella maggior parte dei casi, non sono segno di un deficit immunitario del bambino e che servono, anzi, a produrre proprio gli anticorpi. «Il punto – analizza Vella – è che in Sicilia non c’è ancora stato nessun accordo tra la Regione e i pediatri per la vaccinazione antinfluenzale». Un vaccino che, come altri, quindi non è obbligatorio ma «questo non significa che non sia importante, anzi – sottolinea il segretario Fimp Sicilia – In epoca post-Covid, i genitori sono sempre più restii a vaccinare i bambini». E con l’abbassamento della copertura vaccinale che non permette di arrivare all’immunità di gregge (che si ha quando si supera il 95 per cento dei vaccini) «il rischio è che anche malattie del passato tornino a girare e che possano tornare epidemie di poliomelite, pertosse, morbillo e rosolia».


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