Nisseno a Mano armata, viaggio in una provincia dove le liti si risolvono a colpi di pistola

Da Gela a Riesi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, il piombo torna a parlare. Due episodi di fuoco, a distanza di poche ore e di pochi chilometri, hanno scosso il Nisseno e riportato l’attenzione su un territorio dove la gestione dei conflitti sembra passare sempre più spesso attraverso le armi.
Un doppio fatto di sangue che si inserisce in un contesto già fragile, e che porta alla ribalta le parole, premonitrici, del procuratore capo Salvatore Vella: «nel Nisseno le controversie si risolvono con le armi, troppo facili da reperire e da usare».

Il primo episodio: la ragazza colpita a Gela

Una donna di 28 anni si presenta ieri nel tardo pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele con una ferita da arma da fuoco alla spalla. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata colpita nella zona di Montelungo. Ma al suo arrivo in ospedale non fornisce dettagli, non collabora, non indica un nome né un volto. Il suo non è però un nome sconosciuto alle cronache. La giovane era già stata ferita quattro anni fa, nel settembre 2021, in una sparatoria davanti alla stazione ferroviaria. Allora a impugnare l’arma fu un sessantasettenne che, prima di affrontare il processo, morì. Anche in quel caso, una lite degenerata, colpi esplosi e una corsa in ospedale.

Spari anche a Riesi: un giovane colpito e trasferito in elicottero

Qualche ora dopo, a Riesi, un ventunenne viene raggiunto da un proiettile al braccio. La scena è la periferia del paese, ma la dinamica resta oscura. Le sue condizioni appaiono subito gravi. Prima il trasferimento all’ospedale Santo Stefano di Mazzarino, poi la corsa in elicottero al Sant’Elia di Caltanissetta. Anche qui entrano in azione i carabinieri. Pattuglie sul posto, rilievi, controlli negli ospedali. L’obiettivo è dare un volto e un nome a chi ha premuto il grilletto.

I precedenti

Non è la prima volta che il Nisseno è teatro di episodi armati. Negli ultimi anni si sono registrati conflitti esplosi per rancori personali, faide familiari e persino dispute legate al mondo rurale. La costante, secondo gli inquirenti, è la facilità di reperire armi leggere e munizioni. Le due sparatorie non sono fatti isolati. A pochi giorni di distanza, i carabinieri del reparto territoriale di Gela hanno portato alla luce un arsenale nelle mani sbagliate. L’operazione si è conclusa con l’arresto di un venticinquenne e di suo padre, quarantanovenne, entrambi pregiudicati e residenti in città. L’indagine, avviata a gennaio 2023 e durata mesi, è stata condotta con pedinamenti, osservazioni e attività tecniche. Secondo la ricostruzione della Procura, i due avevano la disponibilità di un fucile e di una pistola, usati non per difesa ma come strumenti per imporre con la violenza le proprie ragioni.

Un arsenale nelle mani sbagliate: l’inchiesta di Gela

Dalle carte emerge un episodio emblematico: una lite per il furto di alcuni ovini. Padre e figlio avrebbero progettato ritorsioni pesanti, fino a ipotizzare di incendiare l’auto del presunto responsabile o di colpire i suoi animali. La perquisizione avvenuta a settembre ha dato ulteriore conferma: in casa è stato trovato munizionamento calibro 7,65, pronto all’uso. Il Tribunale di Gela ha disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere. Ma le indagini non si fermano: altre posizioni sono ancora al vaglio dell’Autorità giudiziaria.

Le parole della Procura

Il procuratore capo della Procura di Gela Salvatore Vella ha più volte lanciato l’allarme: «Le armi circolano con troppa facilità. E quando sono a disposizione, diventano il mezzo più immediato per regolare conti e rivendicazioni. Qui le controversie si risolvono con il piombo».

L’ombra dell’omertà

Gli inquirenti denunciano un ulteriore ostacolo: la reticenza delle vittime. Molti, come nel caso della giovane ferita a Gela, scelgono di non collaborare con gli investigatori. Un muro di silenzio che rallenta le indagini e lascia irrisolte le dinamiche di vicende che, nel frattempo, continuano ad alimentare un clima di paura.

Un territorio intrappolato nella spirale della violenza

Dalle liti di quartiere alle vendette familiari, dai rancori privati fino ai furti di bestiame, tutto può diventare miccia per imbracciare un’arma. Il Nisseno si trova così intrappolato in una spirale dove la minaccia e la pistola prendono il posto del dialogo e della giustizia ordinaria. Due feriti in poche ore, un arsenale scoperto a Gela, un’indagine che svela nuove ipotesi di reato: i tasselli di un mosaico che restituisce l’immagine di un territorio costretto a convivere con un rischio costante. Un Nisseno a mano armata, dove la cronaca non smette di incrociare il linguaggio delle inchieste giudiziarie.


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