«Nessuna pressione politica per la direttrice» Il rilancio del Teatro Stabile all’ombra dei debiti

«Non conosco il ministro della Cultura Dario Franceschini, ma spero di conoscerlo presto nella mia veste di direttrice del Teatro Stabile di Catania». Alla fine Laura Sicignano ce l’ha fatta. «Mi sono detta che dovevo esserci», spiega. È arrivata a Catania nella tarda serata di ieri, dopo una decisione presa all’ultimo minuto. Una cena in centro, neanche una passeggiata, in attesa della conferenza stampa di questa mattina. Quando il notaio Carlo Saggio, presidente del Consiglio di amministrazione dell’ente teatrale, la presenta a giornalisti e lavoratori, lei appare serena. «È giovane», bisbiglia qualcuno. «Dopo com’è andata con i direttori che venivano dal territorio, magari un’aria nuova serve», risponde qualcun altro. Lei, milanese di nascita e formazione ma genovese d’adozione, snocciola il suo curriculum e mette le mani avanti: «Avrò bisogno dell’aiuto di tutti: voglio conoscere il carattere di questa città, parlare con le associazioni, con gli ordini professionali e con le scuole. Voglio andare nelle periferie, affinché il teatro esca dagli edifici e vada nelle strade, avvicini le persone che ne sono sempre state lontane».

La sua nomina è stata salutata dalle polemiche. Una su tutte: quella di Vittorio Sgarbi, che l’ha contestata per la sua vicinanza con il Partito democratico. «Mi sono candidata nel 2010 da indipendente – risponde Sicignano – Avevano bisogno di un nome che provenisse dal mondo della cultura e ho accettato. È un’esperienza che consiglio a tutti, ti permette di vedere le cose da una prospettiva diversa». I voti, per lei, sono stati poco più di trecento. «Ovviamente non sono stata eletta – ride – ma ne trarrò un testo teatrale, La candidata». «Non c’è stata nessuna pressione politica», puntualizza Carlo Saggio. Il tema delle motivazioni che hanno fatto sì che venisse selezionata, però, resta. I nomi degli altri 57 contendenti al posto non sono mai stati resi noti. «Non sono sicuro che si possa fare, in termini di privacy – spiega Saggio – Ma qualora sia possibile, non ho nessuna remora. Non vorrei violare la riservatezza». Che include, questo è certo, nomi come quello di Moni Ovadia, al quale all’ultimo minuto è stata preferita Sicignano. «Noi non abbiamo bocciato nessuno – dichiara Saggio – Ma s’immagina, lei, di potere bocciare un nome come Moni Ovadia? Un gigante di quel livello? Se l’è giocata fino all’ultimo». 

Al di là della questione linguistica, nei fatti è alla professionista milanese che è stato affidato il compito di gestire – per i prossimi quattro anni – il teatro stabile più antico di Sicilia. «Il suo profilo è stato ritenuto più aderente alle necessità del teatro di oggi». Cioè quelle di un’istituzione che aspetta la decisione del tribunale sul piano di ristrutturazione di un debito clamoroso: un buco di oltre 13 milioni di euro. Ridotto a sette milioni e mezzo e in attesa di essere omologato dalla giudice. L’ultima udienza si è svolta il 20 dicembre, da allora la magistrata si era presa 60 giorni di tempo per emettere la sua ordinanza. «Ma si tratta di un termine non perentorio – afferma il notaio – Ci siamo accorti che non potevamo più attendere». In realtà, però, pare che si tratti di questione di giorni e che l’approvazione sia data per scontata. «Abbiamo creato una commissione per sveltire la procedura, una volta che la ricomposizione del debito sarà accordata – continua il notaio – In modo da fare il più in fretta possibile. La banca non potrà gestire migliaia di bonifici tutti insieme, ma saremo veloci. Devo chiedere scusa ai creditori, perché non li pagheremo integralmente. Ma almeno questo posso dirlo: ci impegneremo affinché una esposizione debitoria di questo livello non si ripeta mai più».

«Stasera torno a Genova, ma sto cercando casa a Catania. Ho bisogno di capire qual è lo stato delle casse del teatro e poi, sulla base del budget che avremo a disposizione, prepareremo le prossime stagioni», interviene Laura Sicignano. «Anche con poche risorse si possono fare cose interessanti – prosegue – Io sono abituata così. Poi, usando anche le competenze che ho acquisito in questi anni, tenteremo di avviare un percorso virtuoso di sponsorizzazioni da parte dei privati». Che, assieme ai fondi pubblici, sono quelle che hanno tenuto in piedi il suo Teatro Cargo, a Genova. «Lascerò quel lavoro, non posso impegnarmi in entrambe le cose». E per un anno, a Catania, non curerà nessuna regia. «Non ne avrei le energie». Lo farà gratis? «Questo lo vedremo. Io penso che il lavoro debba essere pagato il giusto. Non deve essere gratuito né sottopagato». Nomi, per la prossima stagione, Sicignano non vuole farne. «Mi piacerebbe collaborare con Moni Ovadia, è geniale – risponde – Tra i miei progetti c’è certamente la collaborazione con altri teatri, non solo del territorio». E poi l’obiettivo di costruire una compagnia stabile di giovani attori. «La riapertura della scuola dello Stabile è un tema. Chiaramente è un investimento». Che ancora non è stato messo sul piatto. 


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