Foto di carabinieri

Monete rare e scavi clandestini: il maxi sequestro da 17 milioni nell’operazione Ghenos

Ammonta a 17 milioni di euro il valore economico complessivo dei reperti sequestrati nell’ambito dell’operazione Ghenos, condotta dai carabinieri del nucleo tutela Patrimonio culturale di Palermo e coordinata dalla procura distrettuale di Catania. Nella prima fase dell’inchiesta erano già stati sequestrati circa 10mila reperti archeologici, tra cui 7mila monete antiche riconducibili a conii rarissimi di epoca greca, provenienti dai territori della Magna Grecia e della Sicilia. Tra queste spiccano emissioni in bronzo di straordinario valore storico e culturale, attribuite alle zecche di Heraclea, Reggio, Selinunte, Katane, Siracusa, Panormos e Gela, molte delle quali conservate in condizioni eccezionali.

Nell’ambito di questa operazione sono state eseguite 45 ordinanze di custodia cautelare nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta ed Enna. Ma anche a RomaFirenzeRavennaFerrara e nel Regno Unito e in Germania. C’è anche un’indagine parallela coordinata con un altro fascicolo dalla procura di Catanzaro.

Monete rare dalle zecche antiche siciliane

All’interno del nucleo di reperti sono state catalogate anche monete bronzee provenienti dalle produzioni minori dell’area nord-orientale dell’isola, come Calactae, Alaesa Archonidea, Alontion e Tyndaris. Gli esperti numismatici le considerano esemplari di altissimo interesse storico e scientifico, sia per la rarità sia per lo stato di conservazione. La cronologia delle emissioni parte dalla metà del V secolo a.C. con un bronzo di forma piramidale di Akragas – la più antica produzione numismatica nota della città – e arriva fino all’età ellenistica avanzata, rappresentata da bronzi reggini e siciliani (Menaion, Alaisa Archonidea, Kalacte e Mamertini).

Le indagini hanno inoltre permesso di recuperare pezzi rari provenienti dalla Sicilia occidentale, tra cui una moneta bronzea della zecca di Alykiai, due di Iaitas (Monte Jato), alcune preziose frazioni numismatiche di Ziz-Panormos e diverse litre provenienti dalle aree archeologiche di Morgantina ed Herbessos.

Nel corso dell’inchiesta sono stati eseguiti cinque riscontri investigativi che hanno portato a sei arresti in flagranza. Cinque indagati erano stati sorpresi nel 2022 durante scavi clandestini all’interno dell’area archeologica di Baucina, mentre altri tre sono stati fermati in due tentativi di esportazione illecita di reperti all’estero. In uno di questi interventi, grazie alla collaborazione della polizia tedesca, sono state sequestrate numerose monete a Düsseldorf. L’operazione, sottolineano gli investigatori, conferma l’ampiezza del traffico clandestino legato al patrimonio archeologico siciliano e il ruolo chiave delle reti internazionali di intermediazione.

«Abbiamo intercettato una piccola parte del giro d’affari»

Le indagini hanno portato alla scoperta di un vero e proprio laboratorio clandestino, definito dagli inquirenti una zecca clandestina, utilizzato per la falsificazione di reperti archeologici e la contraffazione di monete, oltre che per reati di falsificazione e scrittura privata finalizzati all’immissione dei reperti nel mercato legale. Alcuni ritrovati anche all’interno di un garage a Paternò, azione che ha fatto scattare poi le indagini. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati circa 60 metal detector ad alta tecnologia, strumenti utilizzati in modo sistematico per individuare e depredare siti archeologici.

«Un vero e proprio esercito di strumenti per cercare in modo scientifico i luoghi dove rinvenire monete preziose», ha sottolineato il procuratore di Catania Francesco Curcio. Si tratta di un’industria criminale strutturata e altamente redditizia. In conferenza il procuratore di Catania ha fatto capire che questo importo – 17 milioni di euro – è solo parte del business: «Abbiamo intercettato una piccola parte del giro d’affari, il bilancio è superiore all’incasso di qualsiasi museo archeologico». Nel corso dell’indagine sono stati eseguiti sei arresti in flagranza di reato. In un episodio, un uomo è stato fermato in aeroporto mentre tentava di imbarcarsi con 15 monete antiche infilate nello stesso borsellino utilizzato per gli spiccioli. In altri casi, i carabinieri hanno sorpreso i tombaroli a fare scavi clandestini all’interno di siti archeologici. L’inchiesta ha consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito, a partire dai malviventi operativi in Sicilia – in particolare nelle aree catanese e siracusana – fino ai mediatori e ai canali di commercializzazione internazionale.


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