Messinese, fermato traffico di stupefacenti Le ordinazioni in codice mandate via email

La «masterizzazione di due o tre cd», le «pellicole salvaschermo per telefono cellulare» o «venti giornaletti» non erano altro che le dosi richieste. Il «materiale» o «u quadrato», la droga stessa. «Vespa 50», «la macchina ha 40mila chilometri» o «ho venduto l’hard disk a 50 euro», il prezzo. Questo il linguaggio in codice con il quale, a mezzo di posta elettronica, venivano fatte le ordinazioni. Il traffico di stupefacenti, che toccava diversi centri della costa tirrenica messinese, è stato fermato dai carabinieri della compagnia di Sant’Agata di Militello. Sono 16 le misure cautelari – arresti domiciliari, obbligo di dimora, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – emesse dal giudice delle indagini preliminari, su istanza della Procura di Patti, ed seguite oggi per i reati di spaccio continuato di ingenti quantità di cannabis indica e hashish.

Fumo di Londra è il nome dell’operazione, ispirato dal celebre film L’erba di Grace, che prende spunto da una serie di indagini avviate nel 2011 dalla stazione di Capo d’Orlando e coordinate dal sostituto procuratore Rosanna Casabona, con il supporto di intercettazioni ambientali e telefoniche. Al centro della vicenda, Salvatore Conti Taguali, 60enne di Tortorici, e il quasi omonimo Salvatore Conti Taguale, 38enne di Caprileone. Entrambi già noti alle forze dell’ordine e adesso ai domiciliari. I fornitori delle sostanze sarebbero stati localizzati nel Palermitano. Pare fosse Conti Taguali, detto u professuri, a permettere che la droga raggiungesse coloro che poi la spacciavano a Capo d’Orlando, Torrenova, Gioiosa Marea, Brolo, Sant’Angelo di Brolo, San Fratello e in altre zone della fascia costiera, dove approdavano pure clienti dell’entroterra.

Conti Taguale sarebbe invece il titolare della casella di posta elettronica alla quale, secondo gli inquirenti, veniva recapitata parte delle ordinazioni. È ritenuto dalla Procura uno dei maggiori e più dinamici spacciatori dell’hinterland. L’indagine sembra rivelare come agisse con circospezione e riservatezza, nascondendo gli stupefacenti destinati allo spaccio nei posti più disparati, come l’intercapedine dei muri di contenimento o dentro le canalette per il drenaggio dell’acqua. Così che non fossero direttamente riconducibili a lui. Tra gli indagati ci sarebbe pure chi riveste il doppio ruolo di consumatore e spacciatore, oltre a persone minorenni all’epoca dei fatti. Per alcuni, lo spaccio è l’unica fonte di sostentamento. 

Il luogo della cessione e della vendita della droga non era quasi mai indicato nelle conversazioni tra venditore e acquirente. Si trattava spesso di zone isolate o particolarmente affollate dove, nel caso fossero giunte le forze dell’ordine, era più facile eludere i controlli. Nell’ambito dell’indagine, in un’occasione, si è proceduto all’arresto in flagranza di due degli indagati con relativo sequestro di droga. Oltre ai domiciliari per Conti Tagali e Conti Taguale, è stato disposto l’obbligo di dimora per tre persone e quello di presentazione alla polizia giudiziaria per altre undici.


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«Venti giornaletti» era il numero di dosi richieste. «Vespa 50» indicava il costo. Il «materiale» era la droga. Questo il linguaggio per ordinare cannabis e hashish. A interrompere il business illecito sono stati i carabinieri. Al centro della vicenda, Salvatore Conti Taguali e il quasi omonimo Salvatore Conti Taguale

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