Mediaworld, dopo sit-in appello a Regione Ex Max Living: «Dia fondi per riqualificazione»

Mentre ieri apriva i battenti a Palermo il nuovo punto vendita Mediaworld, nel parcheggio del centro commerciale prendeva il via la protesta di una settantina di ex dipendenti Max Living. Blocchi stradali e sit-in per rivendicare il diritto ad avere una corsia preferenziale nelle procedure di assunzione del nuovo store del colosso tedesco, sorto lì dove aveva sede il megastore di elettrodomestici ed elettronica del gruppo Li Vorsi in viale Regione. Su 120 dipendenti – licenziati dopo la chiusura del centro nel dicembre 2013 – ad avere presentato curriculum a Mediamarket, forti della loro esperienza, solo cinque sono stati riassorbiti. Alcuni di loro hanno segnalato anche alcune anomalie nelle selezioni avviate dall’azienda che ha fatto ricorso a dei test. Così è scoppiata la protesta degli esclusi, da sei mesi senza alcun sostegno al reddito, che si sono riuniti in un comitato nel tentativo di far valere le proprie ragioni.

Seppur prevista per oggi una seconda giornata di protesta, i lavoratori hanno preferito rinunciare, registrando da parte del gruppo tedesco l’indisponibilità a qualunque dialogo. «Di comune accordo abbiamo deciso di non manifestare –  spiega un ex dipendente Max Living Salvo Zangara – perché ieri abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: ottenere visibilità, ricevendo anche tanta solidarietà da parte dei clienti che ieri sono accorsi per l’apertura dello store. Con l’azienda, invece, nessun contatto: sono trincerati. Dopo le speranze dei mesi scorsi, non possiamo nascondere la grande amarezza per il numero a dir poco esiguo dei lavoratori riassunti. Una delusione rispetto alle prospettive illustrate negli incontri precedenti con l’assessore alle Attività produttive Marano. In realtà non si è mai parlato di numeri, ma ci aspettavamo un risultato maggiore».

Nei mesi scorsi durante gli incontri in assessorato, tra le ipotesi messe in campo si è parlato di percorsi di riqualificazione del personale e la realizzazione, attraverso lo sportello già attivo presso l’assessorato, di un’anagrafe, un albo per i soggetti espulsi dal mercato del lavoro suddivisa per professionalità, in modo da consentire alle aziende di attingere a un elenco. Soluzioni che in assenza di fondi, tuttavia, rimangono al momento solo sulla carta. «La Marano – prosegue – aveva dato indicazioni per la ricollocazione dei lavoratori rimasti a casa, ma non si possono concretizzare se la Regione non sblocca i fondi necessarie per i corsi di riqualificazione. Per questo chiederemo al più presto un incontro con l’assessore regionale alle Politiche sociali Micciché e Crocetta per ottenere il via libera delle risorse necessarie. E se nessuna ci ascolterà – conclude – non ci arrenderemo e proseguiremo con altre azioni di lotta».


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