Maurizio Caserta, il candidato accademico «Catania non riesce a muoversi con fluidità»

«Per troppo tempo i componenti della società civile transitati in quella politica sono rimasti dentro. Generando una serie di effetti non indifferenti, a cominciare dall’autoreferenzialità». Maurizio Caserta, docente di Economia dell’Università etnea e candidato sindaco di Catania con il movimento Fondazione aperta, riassume in due parole la motivazione che sta alla base della sua scelta di correre alla competizione elettorale: «Cambiare Catania». Secondo il professore, «è arrivato il momento di assumere responsabilità forti da parte della società civile. Che è quella che lavora e produce e include al suo interno anche la società politica. Oggi quella che altri chiamano classe politica – prosegue – ha mostrato forti elementi di debolezza, incapacità e corruzione interna». Con la schematicità che lo contraddistingue, il docente spiega in poche parole le linee guida del suo programma: «Non c’è bisogno di inventarsi cose nuove: facendo politica dell’ambiente, della viabilità e della sicurezza, l’amministrazione dà un contributo enorme all’impresa, alla cultura, alla famiglia».

Pochi e semplici punti contrapposti all’autoreferenzialità, lontananza dagli elettori e contrasti interni alla base dei peccati della vecchia politica. Tutte problematiche che sembrano aver avuto espressione – oltre che nelle vicende nazionali – nelle mancate primarie del centrosinistra. «Non possiamo dire che il centrosinistra sia unito su un progetto politico vero. Anche perché non lo abbiamo visto, se non nelle sigle dei partiti che via via si univano alla candidatura di Enzo Bianco». Caserta non ha mai fatto mistero di provenire da quell’area. «Ho seguito con attenzione questo percorso, sapendo che eravamo fuori da quella discussione. Per fortuna non abbiamo aspettato per agire – afferma – Tanti che hanno chiesto a gran voce le primarie, come Giuseppe Berretta e Luisa Acagnino, hanno dovuto assumere altre decisioni».

Ma la questione è trasversale, anche se «Catania è sempre stata sopra la media, ha messo un elemento aggiuntivo a tutto questo. Oggi, ad esempio, ci troviamo con un candidato che era sindaco 20 anni fa – spiega Caserta riferendosi a Bianco – Questo è un indicatore dell’eccessivo tempo di permanenza all’interno della società politica». Ma è anche un problema che ha a che fare con forze e idee: «Chi ha, con luci e ombre, rappresentato la società politica qui a Catania ormai ha dato tutto quello che poteva dare. Ha esaurito la sua forza propulsiva», conclude con semplicità. Il riferimento è alla quasi totalità dei suoi sfidanti, compreso il Movimento 5 stelle del quale confessa di non conoscere la candidata, Lidia Adorno, ma che secondo Caserta «è cresciuto troppo velocemente e può invecchiare altrettanto velocemente».

Tra gli altri quattro, «Matteo Iannitti è certamente una promessa della politica catanese. Ho stima e penso sia un eccellente comunicatore», spiega con franchezza il docente. «Tuccio D’Urso è anch’egli legato a una stagione passata. Sotto altra forma, ma fortemente collegato a quella storia, principalmente sotto la sindacatura di Umberto  Scapagnini che non si è distinta per essere stata particolarmente efficace per la città». Più complesso il giudizio sugli ultimi due candidati: «Sono certamente pronto a riconoscere alcune cose importanti che sia Enzo Bianco che Raffaele Stancanelli hanno fatto». Con quest’ultimo Maurizio Caserta ha fatto il suo debutto nella politica cittadina con gli Stati Generali, nel 2010. Un’iniziativa che «per un po’ ha prodotto un fermento nuovo. Forse la città non era pronta per un esperimento di così alto profilo, forse non era nemmeno nelle intenzioni di chi l’ha proposto. Le occasioni ci sono state – prosegue l’aspirante sindaco – purtroppo si è rivelato uno strumento di corto respiro».

La vera discesa in campo, però, si è compiuta poche settimane prima della fine del 2012 con l’esperimento delle cronotappe in giro per la città. «Mi hanno lasciato l’idea che nei posti bisogna esserci fisicamente e che il modo vero di riqualificare il tessuto sociale ed economico è quello di occuparsi degli spazi», riassume l’economista. Puntare sulle periferie sembra essere il leitmotiv di quasi tutti gli aspiranti sindaco e anche Maurizio Caserta batte sul tema. Ma, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi in questa tornata elettorale, il docente ha un’esperienza sul territorio, quella di volontario del centro Talità Kum di Librino: «Oggi molti quartieri si sentono di serie B, perché spesso il governo costituito si è ritirato, non ce la fa o non ha il coraggio di esserci o mancano le forze. Bisogna ricostituire il patrimonio comune della piazza, del quartiere, della città». Come spiega nei comizi attraverso Catania, «oggi le parole sono autorità, dignità, protezione. E poi rilancio, ricchezza, redditi. Tutte queste cose insieme significano dare una nuova identità e una nuova vocazione ai quartieri». E sulle municipalità spiega come «bisogna dare loro la forza di essere un soggetto politico, oltre che un soggetto amministrativo».

Secondo l’ordinario di Macroeconomia, «Catania non gira, non riesce a muoversi con fluidità. Non solo per ostacoli fisici legati al cattivo funzionamento della viabilità del sistema dei trasporti, ma anche per ostacoli di carattere istituzionale – chiarisce – Questo ha effetti anche sulla sua economia, che può progredire solo se c’è scambio, se c’è movimento». Tra le priorità della sua eventuale azione di governo, quella dei vigili urbani è una delle più urgenti. «Il vigile è un presidio fondamentale dell’azione amministrativa. Ci sono problemi che riguardano l’organico del corpo, la sua età media, le funzioni e le organizzazioni. Bisogna avere il coraggio di spostare risorse affinché questo sia più forte». Altro problema riguarda le tasche dei cittadini e, di conseguenza, le casse del Comune: «Bisogna liberare risorse a favore delle famiglie, trovare qualche strumento per alleggerire il loro peso: un servizio di trasporto più generoso, assistenza nelle questioni tributarie, una presenza pubblica più forte», elenca Caserta con pacatezza e fermezza. Per poi continuare: «Penso ad uffici dell’amministrazione che siano dell’amico. Molti dicono “Ho un amico in questo ufficio che mi ha risolto il problema”. Io vorrei che questo amico ce lo avessero tutti. Se alleggerisco il peso – spiega – la disponibilità a pagare, e quindi l’introito per l’amministrazione, è più alta».

Ma, assieme ai doverti dei cittadini, bisogna pensare all’operato dell’amministrazione che «deve darsi regole più virtuose. Ci ha pensato tardi. Mi piacerebbe che chi oggi finalmente riconosce che occorre adottare regole più stringenti nella finanza locale, riconosca che nel passato gli errori sono stati commessi anche dalla propria parte politica». Un problema che parte da lontano. «È troppo facile dire “è stata colpa dell’altro”, ignorare che negli anni 2000 c’è stata un’amministrazione Scapagnini pressoché disastrosa – afferma Caserta – Questo non significa che l’amministrazione Bianco era solo luci, anche lì alcune spese sono state fatte senza pensarci, ma le condizioni finanziarie erano diverse», riconosce. Per poi tornare nuovamente alla questione del «ricambio». «Oggi la prima cosa da fare è riconoscere che occorre cambiare le regole e mi chiedo se possano essere gestite da chi non le ha seguite».


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