Martone, c’è anche chi è d’accordo «L’ha solo detto nel modo sbagliato»

«Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato», ha detto un paio di giorni fa il trentasettenne Michel Martone, viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali. E io ho voglia di fare l’avvocato del diavolo e dargli ragione, perché secondo me in quello che ha detto un fondo di verità c’è. Poi, se volete dirmi che da un viceministro ci si aspetta che sappia spiegarsi bene quando parla e lui invece no, beh, posso essere d’accordo. E se aggiungete che da un viceministro ci aspetta anche che proponga delle soluzioni e lui sempre no, sono d’accordo lo stesso. Ma nella mia arringa, signori della giuria, di questo non parlerò, ché sennò mi cadono tutte le argomentazioni e faccio una figuraccia.

Ho l’impressione che chi passa tanto tempo a difendere i giovani che, poverini, sono sempre vittime del destino cinico e baro, spesso non guardi molto più in là del proprio naso. Ho l’impressione che quelli là nelle università non ci mettano piede da millenni. E se a parlare benissimo di ‘sti poveri ragazzi fagocitati da istituzioni universitarie da riprogrammare sono i ventenni, be’, mi viene da pensare che pure loro si fermino al fortunato giro di amici che hanno e non si spingano oltre.

La verità è che tra i miei coetanei ci sono un sacco di capre. E mi piace pensare che Martone si riferisse a loro.

Conosco gente che s’è iscritta all’università solo perché non sapeva che altro fare, gente che pensa a qualunque futilità fuorché allo studio. Al primo anno avevo colleghe che portavano lo smalto in aula e passavano il tempo a farsi belle, sfogliando giornali di gossip, mentre il professore spiegava. In rubrica ho i numeri di almeno tre laureandi a cui sono rimaste quattro materie e adesso fanno cose e vedono gente, pur di non essere costretti a cercare lavoro. So per filo e per segno la storia di quella ventisettenne in cui chiunque credeva da sempre, che era tra le prime posizioni nella graduatoria di ammissione alla facoltà a numero chiuso che aveva sempre sognato di frequentare e che da cinque anni paga tasse universitarie carissime senza nemmeno presentarsi a lezione.

E poi ho una discreta conoscenza di me stessa, in ritardo anche io, ma non perché io non voglia o non possa. Perché mi secca studiare. E la scusa del lavoro e dell’esperienza non regge. In realtà, se avessi voluto mi mancherebbe poco alla laurea triennale, e invece non ho voluto, me la sono presa comoda e per la triennale ci metterò almeno due anni in più rispetto a quanto previsto.

Sì, possiamo dire tutto quello che vogliamo.

L’università è sbagliata, sono d’accordo.

I programmi di studio vanno ripensati, è sacrosanto. I metodi d’insegnamento devono essere rivisti, sarebbe ora. Il mondo accademico è troppo lontano da quello del lavoro, ve ne siete accorti adesso? Non ci sono incentivi per i giovani, e servono, certo che servono. Tagliare sull’istruzione è lo sbaglio più grande che un governo possa fare, non ho dubbi in proposito. Bisogna aumentare il numero di borse di studio e favorire la meritocrazia, che cosa stiamo aspettando?

Quelle di cui sopra sono tutte validissime giustificazioni, mica dico di no. Sarei la prima a firmare se domani un ministro della Pubblica istruzione prendesse il sistema e lo rendesse flessibile, attraente, competitivo e meritocratico. Però prenderle come giustificazione per aspettare che le cose cambino seduti al bar a sorseggiare un cappuccino guardando fuori dalla vetrina mi pare da pazzi.

E no, non sto dimenticando le storie di impegno ed eccellenza, non sto dimenticando quelli che con tutta la bravura del mondo hanno inviato centinaia di curricula e stanno ancora aspettando una chiamata. Giuro che quelli non me li scordo. E li capisco anche se sono sconfortati, se non hanno più voglia di restare in Italia e pensano di andarsene senza guardarsi più indietro. So perfettamente che ci sono tanti miei coetanei che per problemi di famiglia o salute ritardano, e so che studiare e lavorare insieme è difficile (l’ho fatto, lo faccio). Non è con loro che ce l’ho. E immagino che non ce l’avesse con loro nemmeno Martone.

Io mi riferisco a quelli che dicono che l’università è una parte importante della loro vita e poi sono troppo pigri per scrivere la tesi. Mi rivolgo a quelli che nell’attesa di capire quello che vogliono fare da grandi perdono anni a guardare quant’è bello il cielo lassù, lamentandosi che «Eh, ma non c’è lavoro, che studio a fare? Tanto c’è papà che porta a casa lo stipendio anche per me». Parlo con gli studenti che si cullano nel loro status di studenti e lo usano per spiegare qualunque mancanza.

Da sfigata a sfigati, parliamoci chiaramente: abbiamo dato priorità ad altro.

[Foto di Sterlic]


Dalla stessa categoria

Ricevi le notizie di MeridioNews su Whatsapp: iscriviti al canale

I più letti

Laurearsi a 28 anni è un fallimento? Niente a che vedere con i fuori corso per motivi famliari o di salute. «A me piace pensare che il viceministro si riferisse alle capre». A chi prende l'università come un parcheggio, in attesa che il sistema cambi e li incentivi. Riprendiamo dal blog di Vanity Fair il contributo della nostra redattrice Luisa Santangelo. Nei panni dell'avvocato del diavolo, «da sfigata a sfigati»

Laurearsi a 28 anni è un fallimento? Niente a che vedere con i fuori corso per motivi famliari o di salute. «A me piace pensare che il viceministro si riferisse alle capre». A chi prende l'università come un parcheggio, in attesa che il sistema cambi e li incentivi. Riprendiamo dal blog di Vanity Fair il contributo della nostra redattrice Luisa Santangelo. Nei panni dell'avvocato del diavolo, «da sfigata a sfigati»

Laurearsi a 28 anni è un fallimento? Niente a che vedere con i fuori corso per motivi famliari o di salute. «A me piace pensare che il viceministro si riferisse alle capre». A chi prende l'università come un parcheggio, in attesa che il sistema cambi e li incentivi. Riprendiamo dal blog di Vanity Fair il contributo della nostra redattrice Luisa Santangelo. Nei panni dell'avvocato del diavolo, «da sfigata a sfigati»

La settimana dal 19 ottobre sembra tranquilla, ma l’oroscopo avverte: nel weekend cambiano molte cose. Innanzitutto, il Sole abbandona i gradi Bilancia per scivolare in Scorpione, facendosi introspettivo, ricercando verità e dedicandosi all’analisi delle passioni. Giorno 24 Mercurio si ferma retrogrado in Scorpione e non sarà semplice spiegarsi cosa non si comprende. Specie nei sentimenti, […]

Dal 12 ottobre si apre una settimana piena di eventi: l’oroscopo è inaugurato da una splendida Luna che si congiunge alla passionale Venere in Scorpione. E con un Acquario che risveglia la creatività di Plutone, che torna in moto diretto nel suo cielo, innescando nuove dinamiche per tutto lo zodiaco. Marte e Giove in Leone […]

Dal 5 ottobre inizia una settimana con un oroscopo che propone ancora le logiche della Bilancia. E interrogherà i segni zodiacali su quali siano i rapporti validi, quelli a senso unico o quelli da dismettere. Ma non sarà sempre semplice, visto che Mercurio in Scorpione quadrerà con Marte e Giove, congiunti in Leone. E la […]

Un impianto fotovoltaico non si progetta, finanzia, autorizza e gestisce da solo. Dietro ogni investimento energetico ci sono tecnici, ingegneri e installatori. Ma anche commercialisti, consulenti e professionisti chiamati a valutarne la sostenibilità economica, individuare gli strumenti finanziari, interpretare le norme, seguire gli aspetti amministrativi e fiscali. La transizione energetica viene spesso raccontata attraverso numeri: […]

Comprare casa significa, prima di tutto, conoscere le proprie possibilità. Capire quale sia la propria capacità di spesa e quale somma possa essere finanziata dalla banca, prima di iniziare la ricerca dell’immobile. È questo il primo consiglio di Salvatore Platania, consulente del credito e assicurativo di 24MAX, all’interno delle agenzie Remax City Home, per la nostra […]