L’occupazione del bene confiscato alla mafia risale a dicembre. I volontari, in più occasioni minacciati, sono stati costretti a farsi da parte, sospendendo le attività nel mandarineto. Non sono mancate però le sollecitazioni dei cittadini e delle associazioni, che hanno contribuito a innescare l’operazione di stamattina
MandarinArte, sgomberate le famiglie abusive «In che condizioni avranno lasciato la sede?»
Nuove speranze di sopravvivenza per il progetto MandarinArte: le famiglie indigenti che a inizio dicembre avevano occupato abusivamente la sede di via Funnuta a Ciaculli, affidata in concessione all’associazione Acunamatata e cogestito con Solidaria, sono state sgomberate questa mattina. Sul posto presenti i rappresentanti del Comune e gli assistenti sociali, per un’eventuale presa in carico dei minori coinvolti. La loro presenza, il mese scorso, aveva impedito da parte degli agenti intervenuti di optare per uno sgombero coatto. Nel corso delle settimane, però, la vicenda ha sollevato lo sdegno generale, innescando mobilitazioni e sollecitazioni da parte di cittadini e associazioni. «Proprio ieri mattina si è riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura, incontro al quale abbiamo partecipato – spiega Filippo Calcavecchia -, così si è deciso di attivare le procedure urgenti di sgombero, soprattutto alla luce delle sollecitazioni arrivate da più parti». Come l’e-mail mandata dall’assessore alla Cittadinanza solidale Giuseppe Mattina indirizzata ai vigili e alle attività sociali per un intervento immediato.
L’area al momento resta interdetta, nessuno può entrare all’interno della sede. «Non so cosa accadrà adesso – torna a dire Calcavecchia -. Intanto, dovrebbero farci firmare questo famoso affidamento: è vero che abbiamo vinto il bando, ma ad oggi di fatto non abbiamo alcun titolo». Quest’anno, infatti, scadeva la convenzione di affidamento per gestire la sede. I volontari, quindi, hanno preso parte al nuovo bando emanato dal Comune, risultando a luglio nuovamente vincitori. Fatto salvo, però, che fino ad oggi nessuno dell’ufficio comunale del Patrimonio li ha contattati per firmare ufficialmente il rinnovamento di questa convenzione.
«Restiamo in attesa di capire, tecnicamente, come riprendere possesso dell’immobile. Anche perché al momento non ci sono più chiavi, porte, non c’è più niente – dice Calcavecchia -. Oggi sgomberano, ma non sappiamo se verranno messi dei lucchetti per chiudere l’area, né per quanto tempo. Per non parlare del fatto che, una volta che avremo di nuovo la possibilità di rientrare in sede, dobbiamo scoprire in che condizioni queste famiglie l’hanno lasciata». Già durante i primi giorni di occupazione, infatti, il posto mostrava danneggiamenti evidenti: infissi scardinati, porte spaccate, cenere dappertutto. Gli occupanti hanno dato alle fiamme tutti i segni distintivi del progetto, dalle targhe ai pannelli informativi, e vendendo invece il vendibile, come le attrezzature usate per la raccolta e la trasformazione dei mandarini.