Il tesoretto dei Fontana dall’Acquasanta a Milano Sequestro di oltre un milione al figlio del boss

Gioielli di ogni tipo, gemme sfuse e orologi. Il più pregiato, placcato in oro e con pietre preziose incastonate, valeva addirittura 150mila euro. E poi una pioggia di banconote di diverso taglio, per un totale di 5.500 euro in contanti. È un piccolo tesoretto quello sequestrato questa mattina a Milano nell’appartamento del 43enne Gaetano Fontana. Non proprio una persona qualunque: figlio dello storico boss dell’Acquasanta Stefano Fontana, vanta un curriculum criminale non indifferente e una condanna definitiva per associazione mafiosa. Malgrado l’apparente vita lontana dai confini palermitani e trasferita per le vie prestigiose della moda milanese, dove aveva aperto una gioielleria intestata alla moglie, pare che Fontana junior non sia rimasto troppo a lungo lontano dai soliti guai. Nei suoi confronti infatti pesava, almeno fino a pochi giorni fa, la misura della sorveglianza speciale con l’obbligo del soggiorno nel Comune di Milano. Ma come era riuscito ad aprire quella gioielleria in pieno centro e ad acquistare diversi immobili sparsi per Milano uno come Fontana, che dichiarava un reddito pari a zero?

È da questa domanda, tra le tante, che sono partite le indagini che hanno portato all’ulteriore sequestro messo a segno stamattina. «I beni erano oggetto di un reinvestimento di capitali che sono stati sicuramente riconosciuti dalle Misure di prevenzione del tribunale di Palermo come proventi di attività illecita da parte dei Fontana», riferiscono fonti della questura, che parlano di una «sproporzione assoluta tra reddito dichiarato e la possibilità di avere questi beni», da qui la misura patrimoniale. Al momento del sequestro all’interno della gioielleria non stupisce che sia stato trovato ben poco a livello di singoli gioielli. L’indagine consta di due attività distinte che sono finite per coincidere, una del maggio scorso, che ha portato all’arresto di sei persone e al sequestro di due società riconducibili ai Fontana. Durante alcune perquisizioni a Palermo a casa di Gaetano Fontana e dei suoi fratelli, Rita e Angelo, i finanzieri rintracciarono già mesi fa numerosi gioielli riconducibili alla gioielleria milanese.

La stessa che era stata posta poco prima già sotto sequestro preventivo da parte delle Misure di prevenzione nell’ambito di un’indagine della polizia di Stato: già in quell’occasione era emerso un dato lampante, cioè che quella gioielleria era sostanzialmente povera di preziosi, mancava molto materiale. «Mettendo insieme i dati raccolti su più fronti, abbiamo fatto in modo che le informazioni ottenute nell’ambito dell’ordinanza cautelare penale fossero a disposizione delle Misure di prevenzione per valutare la riconducibilità dei preziosi rinvenuti in capo a quella gioielleria, cosa che il tribunale ha accolto. Quindi quel sequestro originariamente nato nell’ambito del dispositivo penale con la procura di Palermo è proseguito oggi nell’ambito delle Misure di prevenzione con questo sequestro patrimoniale», spiega il capitano della guardia di finanza Dario Smecca. Un sequestro di beni di lusso per un valore di oltre un milione di euro. «Non possiamo sapere cosa volesse farci con tutti questi preziosi, di certo la quantità c’è sembrata sproporzionata rispetto a una normale detenzione da parte di un comune cittadino», torna a dire.

«Al di là del profilo criminale di Fontana, è chiaro che si può disporre di una serie di oggetti di valore, se però poi questi, in relazione al suo passato e al sequestro della sua gioielleria, lascia ipotizzare scenari di un certo tipo, fatto di beni sostanzialmente sottratti alla misura di prevenzione originaria». Beni che, insomma, Gaetano Fontana aveva presumibilmente tentato di occultare, per salvarli da altre possibili iniziative di prevenzione patrimoniale. L’impresa, inoltre, pochi giorni prima del sequestro, era stata colpita anche da un provvedimento interdittivo antimafia disposto dal prefetto di Milano. A nulla sono valse le accortezze e le precauzioni prese da Fontana anche nell’occultare questi beni, ritrovati al sicuro dentro buste di plastica trasparente e altri in fogli di carta ripiegati, altri ancora nei tipici espositori da gioielleria come i cuscini di velluto.


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