Mafia, decapitati nuovi assetti del clan Cappello-Bonaccorsi Armi usate pure per uccidere i gatti. «Bordello non ne voglio»

Centinaia di uomini della polizia di Stato della squadra mobile etnea e del servizio centrale operativo, insieme ai reparti speciali, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, lo scorso 26 gennaio hanno eseguito una vasta operazione antimafia, nei confronti del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi, decapitandone i nuovi assetti. Il blitz della squadra mobile era stato svelato in anteprima da MeridioNews.

Tra i nomi di spessore ci sono Massimiliano Cappello e Salvatore Lombardo junior. Scorrendo l’elenco, oltre ai due presunti boss, ci sono i nomi di Sebastiano Cavallaro detto baffo, Renzo Cristaudo, Alessio Finocchiaro, Emilio Gangemi, Giuseppe Spartano u Cussotu e Costel Suru detto Mariu u rumenu. Per tutti la procura, dopo il fermo, aveva chiesto la convalida in virtù di un concreto pericolo di fuga. Scenario collegato agli arresti in flagranza e a un sequestro di armi e droga nei confronti di altre quattro persone: Giuseppe Distefano, Giuseppe Francesco La Rocca e Francesco e Giovanni Cavallaro

Una «immensa disponibilità di armi» usate anche per uccidere i gatti per strada, davanti alla porta di casa. «Quando di giorno ti svegli di cattivo umore, i gatti cominciano a cascare. Questo è un segno – dice uno dei fermati con un fucile in mano e mentre inquadra la carcassa di un gatto morto – che davanti la mia porta bordello non ne voglio».

La giudice, tuttavia, ha ravvisato la mancanza di «elementi fondati, concreti e specifici». A prevalere però, facendo scattare l’applicazione della misura cautelare in carcere, è stata la gravità indiziaria generale emersa negli atti dell’inchiesta, con accuse che vanno dall’associazione mafiosa passando per il traffico di droga e il possesso di armi. Gli ulteriori e inediti dettagli dell’operazione denominata Minecraft verranno illustrati alle ore 10.30 nella sala riunioni del X reparto mobile di Catania. 


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