M5s, tre aspiranti candidati sindaco a confronto Tra firme false, programmi e proposte avventate

Vision, Pianificazione e Certamente. Sono queste le parole più usate rispettivamente da Giulia Argiroffi, Giancarlo Caparrotta e Ugo Forello durante i loro interventi nella graticola messa in piedi per fare dibattere gli aspiranti candidati sindaco del Movimento cinque stelle. Una tribuna politica all’americana in un cinema De Seta quasi pieno, in cui i tre contendenti hanno condiviso le posizioni e idee sui temi cittadini. Il quarto contendente, Igor Gelarda, che non ha potuto prendere parte al dibattito perché vincolato dal regolamento imposto dalla polizia per chi non è ancora entrato in aspettativa, assisteva dalla platea. Assente invece Tiziana Di Pasquale, che proprio nel pomeriggio di ieri si è tirata fuori dalla competizione.

Vision. Giulia Argiroffi è forse quella più impacciata. L’architetta parte in sordina e spesso, per trovarsi a proprio agio, porta il discorso sul terreno a lei più congeniale, quello appunto dell’architettura. È lei a strappare il primo applauso alla platea quando cita il suo impegno nel tentativo di restauro di villa Deliella. «Sono una professionista e una mamma – dice – e non è poco. Mi sono candidata perché penso che la partecipazione sia una cosa emozionante». Parla di trasporti e periferie, dello Zen «in cui l’architettura ha fallito ed è l’architettura a dovere rimediare» e di Costa Sud e in entrambi i casi la soluzione sarebbe, spiega «Un concorso per idee». Prende confidenza con il microfono alla distanza e non si fa mancare qualche affermazione controversa, come quando alla domanda di uno spettatore che le chiedeva della carenza di loculi nei cimiteri palermitani risponde: «Ho sempre desiderato progettare un cimitero. Potrei rinunciare al posto di sindaco o di consigliere per progettarne uno». E si concede persino un’esagerazione quando per arginare il fenomeno dei senza casa propone di utilizzare «gli immobili della Curia e le strutture militari in disuso», proprietà su cui il Comune non ha nessuna giurisdizione. Chiude con una piccola polemica: «Il candidato sarebbe dovuto uscire dai tavoli tecnici e dai gruppi come naturale prosecuzione del lavoro svolto. Poi dopo l’estate è successo di tutto».

Pianificazione. Giancarlo Caparrotta si distingue per diplomazia. L’ingegnere prestato al turismo, come la collega, fa valere il proprio peso da tecnico pur senza sbilanciarsi, rimandando alla «programmazione» e alla «partecipazione» le decisioni sui temi più scottanti che gli vengono proposti. Solo sull’accoglienza si sbilancia: «Siamo siciliani, non possiamo non accogliere». Dice di non temere Orlando, ma allo stesso tempo di non volere guerre e del lavoro del sindaco uscente salverebbe comunque «il processo di internazionalizzazione e di apertura al turismo che sta vivendo Palermo» e sulla mobilità orlandiana non ha «niente da demonizzare, ma c’è troppa ignoranza tra amministratori: aspettiamo ancora il Piano urbano del traffico». Gli toccano domande spinose come quella sul destino della Favorita e del campo rom: «Basta esperimenti senza pianificazione nella riserva», la risposta. E anche lui cede a qualche opinione audace come quando da una parte non vede come un problema l’emergenza idrica che coinvolge la città negli ultimi giorni («Da tecnico non vedo nessun problema reale, possiamo riparare la perdita a Scillato e risolvere tutto anche domani»), dall’altra è catastrofista nel parlare delle tematiche del piano di protezione civile: «Dobbiamo capire che siamo a rischio. Faremo come in Giappone, ricostruiremo. Ma gli ingegneri comunali non sono preparati a questo». La sua polemica la dedica al caso firme false: «Penso che abbiamo dimostrato poco rispetto nei confronti di chi ci ha dato fiducia»

Certamente. Ugo Forello spicca per dialettica. L’avvocato, tra i fondatori di Addiopizzo, a cui «la battaglia al racket ha cambiato la vita», appare perfettamente a proprio agio di fronte al microfono. Risponde alle critiche di chi gli contesta pochi anni di militanza tra le fila pentastellate con grandi classici delle battaglie grilline come i costi della politica: «È necessario razionare gli sprechi della macchina amministrativa – dice – e riorganizzare i servizi sociali per la gente» e ancora: «Nessun sindaco a cinque stelle avrà la bacchetta magica per risolvere i problemi del Comune, ma il nodo dei precari va affrontato». Rifiuta l’etichetta di professionista dell’antimafia: «L’unica mia professione è quella di avvocato» e cita Peppino Impastato: «La gente dovrebbe essere educata alla bellezza». Non disdegna neanche gli argomenti più tecnici legati all’attività del Comune, come quando rivela l’intenzione di fare fronte alla democrazia partecipata anche per comporre la giunta. «I nomi degli assessori saranno scelti prima delle elezioni con un’operazione pubblica di voto trasparente» spiega e promette: «Verrà fatta un’operazione verità sui bilanci di Comune e partecipate». Suscita particolare curiosità quando parla della piaga dei posteggiatori abusivi. Prima definisce la loro attività «quasi come un’estorsione», poi però parla di un «problema da trattare con chiarezza, e con un maggior aiuto da parte della Municipale, ma senza esagerare». «La mia esperienza nella società civile mi dà forza – aggiunge – Rispecchia gli ideali del movimento» e non lesina colpi alla fazione opposta all’interno del movimento, come quando elogia il comportamento dei due deputati regionali: La Rocca e Ciaccio, che «almeno hanno avuto il coraggio di sospendersi».

Si voterà in settimana, data ancora da stabilire. Il clima comunque tra i tre è rimasto disteso per tutto il tempo del dibattito. Un confronto, appunto, non uno scontro, in cui più volte si è voluto rimarcare lo spirito di unità e di assoluta non competizione tra gli aspiranti candidati, in attesa che Gelarda riceva il benestare della questura e possa così portare avanti una sua linea in pubblico.


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