L’etneo Pafumi al vertice dei campionati di maratona «Unico siciliano in gara ma non sono professionista»

Quattordicesimo posto assoluto e undicesimo tra gli italiani ai campionati assoluti di maratona di Verbania della settimana scorsa. È l’ottimo piazzamento del catanese Enrico Pafumi, che da atleta non professionista ha preceduto sul traguardo della Lago Maggiore Marathon anche colleghi sulla carta più esperti: «Il campionato italiano si svolge una volta all’anno e ogni volta cambia sede. È una gara che si deve preparare per mesi, io ho iniziato i primissimi di agosto di mattina presto a Catania, al lungomare e a Nicolosi dove ho cercato un po’ di fresco per iniziare la preparazione facendo, non senza sacrifici, tanti chilometri». Il motivo è legato al fatto che Pafumi nella vita fa altro: «Non sono un professionista, ho uno studio mio come posturologo, mi occupo di ginnastica, valutazioni, riabilitazione e quindi mi alleno quando posso. Inoltre collaboro con un osteopata, però avendo questa passione ho il tempo per allenarmi dalle 5 del mattino. Ho 33 anni e da quasi venti faccio atletica. Negli ultimi dieci, studiando, avevo anche più tempo per allenarmi. Tuttavia anche ora che lavoro continuo a mantenere queste tradizioni».

Quella di Verbania non è la prima esperienza in una competizione del genere per l’atleta 33enne: «L’anno scorso ero arrivato decimo a Ravenna, quest’anno ci ho riprovato sperando di fare meglio col tempo e come posizione. Sono tutte gare in cui tuttavia il tempo non conta moltissimo, conta di più la posizione. Non sono dei percorsi facilissimi, quindi non è facile fare il tempo. Dopo tre mesi di allenamento sono partito, ero l’unico siciliano e ho fatto questa gara sotto la pioggia, con otto gradi, abituato a correre con il sole in condizioni totalmente opposte». La passione ha portato Pafumi ad allenarsi in maniera continua: «La mia giornata inizia alle 6 del mattino, alle 6.30 sono già sul lungomare di Catania per l’allenamento, faccio una brevissima e leggera colazione, per le 8 ho già finito l’allenamento e faccio una seconda colazione. Poi affronto tutta la giornata in studio o al campo di atletica visto che sono anche un preparatore, sto con i ragazzini oppure lavoro al circolo di tennis dove anche lì mi occupo degli allenamenti, insomma sono sempre in movimento».

Sport su tutti i fronti per Pafumi che lo pratica, lo divulga e lo promuove: «La mia squadra è l’Atletica Sant’Anastasia (di Motta Sant’Anastasia), una squadra, a livello regionale, abbastanza forte a livello di mezzo fondo e fondo. Riusciamo a essere la seconda o terza squadra della Sicilia, quando si tratta di fare gare in cui bisogna essere in tanti. A livello qualitativo e quantitativo riusciamo ad arrivare sempre un po’ più vicini alle blasonate squadre palermitane come il Cus Palermo e l’Universitas». La sola passione, però, a volte non basta per affrontare tutte le spese: «Io sono sponsorizzato da un negozio che mi dà i materiali e le attrezzature sportive, ma il viaggio me lo sono pagato io. Le difficoltà ci sono, quindi essere campione italiano assoluto e arrivare undicesimo senza nessuno che ti sponsorizza e ti aiuta e non essere per nulla gratificato non è il massimo, un professionista non farebbe mai questa vita. Non mi lamento, c’è molta passione, ma è sempre bello sentire parlare delle gare che ci sono: tuttavia solo alcune manifestazioni vengono promosse dai media mentre altre no, c’è da chiedersi perché».

Pafumi ha poi continuato nella sua analisi sostenendo che si potrebbe fare di più per promuovere lo sport da lui tanto amato: «Ci vuole qualcosa in più per l’atletica a livello generale, un canale diverso. Qua a Catania siamo riusciti a far conoscere il nostro sport con una web tv pagata dagli sponsor, che intervistava i bambini dopo le gare, invece sul sito regionale della federazione non c’è mai nulla. Se si vuole far conoscere uno sport minore dovresti essere il primo a promuoverlo in qualche modo, io faccio il mio andando al campo, preparando progetti, ma ci vuole anche altro. Ancora siamo molto indietro da questo punto di vista, ci sono invece altri sport che fanno, per esempio, dirette live sui siti federali». La vita di uno sportivo, si sa, è fatta molto spesso di rinunce: «Non ho mai rinunciato a nulla, non essendo un professionista, alla fine me la sono sempre vissuta».
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