Lea di Leo,‘ecco a voi i nomi dei peccatori…

Fabrizio Corona docet. Più che un’agenzia fotografica, la sua era un’agenzia di ricatti. ‘Paparazzando’ qua e là, lo ricordiamo, Corona si era specializzato nell’immortalare gli aspetti più scabrosi della vita di star del mondo dello spettacolo, esponenti politici, calciatori, personaggi pubblici ed eminenze del clero.

Il gioco era semplice: vuoi che non venga pubblicata la tua foto impudica? La vuoi indietro? Sgancia.

A seguire il maestro sono stati Giuseppe Aleci, 36 anni, presidente della Imart Edizioni di Marsala, e Gaspare Richici, direttore editoriale della stessa casa editrice, per nulla originali nell’impossessarsi di tale meccanismo.

I due sono accusati di aver tentato di estorcere denaro ad alcuni personaggi famosi del mondo dello sport e dello spettacolo che avrebbero avuto rapporti sessuali con la pornostar Lea Di Leo (Sonia Faccio) e che la donna avrebbe citato, nel suo libro autobiografico con la collaborazione di Silvia Poli, sua amica e insegnante.

Le prestazioni sessuali della regina dell’hard erano descritte minuziosamente in questa sorta di ‘diario d’amore’ in cui erano nominati una trentina di vip, tra cui giornalisti, cantanti, calciatori e imprenditori, coinvolti nei giochi erotici della donna.

Bastava pagare per evitare che questi nomi venissero alla luce. “Bastava pagare per dire solo il peccato senza specificare il peccatore…”. (sopra, a destra, foto tratta da fontedellamicizia.forumfree.it)

In questo modo, i due editori contattavano i protagonisti, chiedendo ingenti somme di denaro tra 20 e 40 mila euro per non pubblicare il loro nome. Tra questi i calciatori di serie A e B Vincenzo Iaquinta , Simone Inzaghi, Marco Borriello, Valeri Bojinov, Francesco Coco, Reginaldo, Luca Toni, il capitano del Milan, Massimo Ambrosini, il rugbista Dallan Dennis, protagonista di un’edizione de L’Isola dei famosi, i cantanti Gianluca Grignani e Fabri Fibra, gli attori Roberto Farnesi e Matteo Branciamore, l’interprete di Marco nella serie tv “I Cesaroni”.

La memoria a luci rosse, ricca di dettagli erotici scabrosi, non venne mai pubblicata, e di questa ne esistono due versioni: una integrale, contenente le iniziali dei vip e un’altra in cui i nomi sono stati oscurati.

La vicenda giudiziaria ha avuto inizio innescando un vero e proprio processo, quando il regista Mediaset, John Squarcia, ha chiesto l’intervento delle “Le Iene”, ben liete di diffondere la notizia di quanto stava accadendo. Immediato l’intervento della Guardia di Finanza che ha disposto il sequestro dei testi in possesso della casa editrice.

Era presente anche Lea Di Leo, l’altro ieri, nel Tribunale di Marsala, in qualità di testimone d’accusa. In una mise coerentemente eccentrica ha risposto a tutte le domande del pm Dino Petralia, elencando una serie di particolari piccanti, non trascurando descrizioni, incontri e orientamenti sessuali dei clienti: “C’è quello del sesso veloce sempre nei boschetti, il coniglio vivente, il grande palpatore di tette, quello che si eccitava con gli animali. Alcuni sono bisex. Un attore, una volta, si presentò con un amico che lo preparò fino a mettergli il profilattico”. Così si è espressa la donna davanti al giudice monocratico Roberto Riggio.

Tra ‘gli implicati’ non mancano i personaggi politici come il senatore del partito Fli (Futuro e Libertà per l’Italia) ed ex viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, che si dice completamente estraneo ai fatti e particolarmente turbato dalle accuse subite.

Il copione si ripete: vizi privati e pubbliche virtù oggi talvolta però si capovolge.

 

 

 

 

 

 


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