Le vittime silenziose della mafia

Suicidio. Questa la morte di Adolfo Parmaliana. Docente Universitario presso il dipartimento di Chimica Industriale dell’Università di Messina. Questa la morte di un uomo che non era solo un docente universitario,ma era soprattutto uno dei pochi coraggiosi a denunciare gli interessi che la mafia ha nel Peloritano.  Ma come in tutte le lotte contro “i mulini a vento”, come un Don Chisciotte solitario ha continuato la sua lotta. Da solo.E da solo se ne è andato. Adolfo Parmaliana aveva un lungo curriculum: docente del Dipartimento di Chimica Industriale e Ingegneria dei Materiali dell’Università di Messina, ordinario di chimica industriale, con esperienze politiche, autore di  pubblicazioni, comunicazioni a Congressi nazionali ed Internazionali, brevetti.  Ma ciò che lo contraddistingueva era la sua passione per la giustizia, la sua strenua difesa della legalità. Il professore universitario aveva avuto il coraggio di denunciare l’influenza che la mafia messinese aveva all’interno del Consiglio Comunale di Terme Vigliatore riuscendo ,con la sua lotta e le sue denunce, a provocarne lo scioglimento. È morto da solo il prof. Parmaliana. Senza nessuno che lo appoggiasse, nelle sue scelte, nelle sue denuncie ed essendo addirittura stato rinviato a giudizio per diffamazione, se ne è andato nel modo più cruento che possa esistere.  Ma anche questo non è servito. Nessuno ,eccetto i parenti e gli amici che gli sono stati vicini nelle sue scelte, ne ha parlato in maniera commossa o lo ha ricordato. Nemmeno i media hanno dato il giusto risalto alla morte di una di quelle tante persone che hanno il coraggio di lottare quotidianamente contro la mafia. L’unica cosa che è rimasta in chi lo ha conosciuto è la rabbia, insieme allo sgomento, di fronte a un silenzio che persiste anche dopo un suicidio. La mafia esiste. La mala politica pure. Il suicidio di Adolfo Parmaliana ne è la dimostrazione.


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