Le società sequestrate alla cosca mafiosa Rinzivillo Il business nel commercio ittico e nelle scommesse

Fatturati che schizzano, nel giro di un biennio, da poche migliaia di euro alle centinaia. Nuovi mercati che si aprono. Partendo da Gela fino ad arrivare a Roma, al mercato ittico laziale, in Lombardia e in Germania, importando il pesce dal Marocco. Un vorticoso giro di contatti tra imprenditori del settore ittico, alcuni dei quali ritenuti a totale disposizione di Cosa nostra, e alleanze di ferro tra le famiglie. Su tutto campeggia la figura di un mafioso, manager e imprenditore: Salvatore Rinzivillo di Gela, uomo capace di intessere alleanze, avviare commerci internazionali e business nel traffico di droga e nell’edilizia, coinvolgendo imprenditori come Francesco Guattadauro, figlio del medico boss Giuseppe. Francesco è anche il nipote di Filippo Guttadauro, marito di Rosalia Messina Denaro e padre a sua volta di un altro Francesco, attualmente recluso in regime di 41bis, che da molti pentiti è stato indicato come il nipote preferito del boss latitante Matteo Messina Denaro, fratello di Rosalia. 

C’è questo e tanto altro nelle quasi 1500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Caltanissetta, David Salvucci, nell’ambito dell’operazione antimafia Extra fines che ha portato all’arresto di 37 persone per associazione mafiosa e concorso esterno. La parte finale del provvedimento riguarda i beni e i complessi aziendali posti sotto sequestro. Aziende che rappresentano lo strumento e il frutto di attività illecite, attraverso le quali Cosa nostra si era impadronita di una grossa fetta del mercato ittico siciliano espandendosi al Nord Italia e anche nell’Europa centrale. Tra i beni sequestrati una serie di società per il commercio all’ingrosso del pesce con sede a Gela, una sala scommesse e finanche un’autovettura di lusso, una Lotus 100A biposto di fatto di proprietà di Rinzivillo.

Il sequestro ha colpito le imprese degli imprenditori ritenuti collusi con Cosa nostra: Antonio Catania, Carmelo e Angelo Giannone, rispettivamente padre e figlio, tutti finiti in carcere. In particolare il gip, su richiesta della Dda di Caltanissetta, ha posto sotto sequestro il 60 per cento, pari a quote del valore di un milione e 948 mila euro, della Pescagel Group spa con sede nella zona industriale gelese – attiva nel settore della lavorazione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi – di cui Catania è presidente del consiglio d’amministrazione. Congelato anche il 52 per cento del capitale sociale della Catanpesca srl, impresa di commercio ittico all’ingrosso, che ha per amministratore unico lo stesso Catania, e poi il 60 della MaGeLa srl. 

Il gip ha disposto il sequestro delle sole quote direttamente riconducibili a Catania e non dell’intero capitale sociale, in quanto le indagini non hanno consentito di dimostrare con quale delle sue società l’imprenditore vicino ai Rinzivillo avesse consentito l’infiltrazione e il rafforzamento di Cosa Nostra nel mercato ittico siciliano. Tuttavia, scrive il giudice, «l’accertata partecipazione mafiosa di Catania al clan Rinzivillo a partire dagli anni ’90 permette di ritenere comprovata la strumentalità al delitto associativo di beni personali dell’indagato». 

Altra società che sarebbe stata gestita da imprenditori collusi è quella sequestrata ai Giannone. Si tratta della Ittica San Francesco srls, con sede sempre a Gela e attiva anche in questo caso nel commercio all’ingrosso di prodotti della pesca congelati, surgelati, conservati, secchi, interamente detenuta dal legale rappresentante Giannone Angelo. Il gip ha altresì disposto il sequestro di denaro e altre utilità del valore di centomila euro pari alle somme investite nella società e ritenute provento dell’associazione mafiosa. Sequestro pure per l’agenzia di scommesse sportive Luxury Internet Point, sita nella centralissima via Venezia, e riconducibile a Luigi Rinzivillo, cugino di Salvatore. La società era stata in un primo tempo intestata a Liborio Bongiorno e successivamente a Fabio Stimolo. Secondo la procura nissena, tuttavia, si tratterebbe di intestazione fittizia per evitare misure patrimoniali, dal momento che il dominus dietro le quinte rimaneva sempre Rinzivillo.


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