Laura Boldrini: al lupo al lupo arriva il fascismo

LE PESSIME E STRUMENTALI ESTERNAZIONI DELLA RADICAL CHIC DI PSEUDO SINISTRA CHE CI RITROVIAMO SULLO SCRANNO PIU’ ALTO DI MONTECITORIO. A QUANDO UNA SUA PRESA DI DISTANZA DALLO SCHIAFFO DATO ALLA DEPUTATA DEL M5S?

Tratto da wwww.antimafiaduemila.it
di Saverio Lodato
A leggere le dichiarazioni di certi politici riportate enfaticamente da giornali e televisioni, sembra che l’Italia sia eternamente sull’ orlo del precipizio. Che abbia le ore, anzi, i minuti contati. Il fascismo è alle porte. E’ in atto un disegno eversivo. Stanno scardinando le fondamenta della democrazia. Vogliono paralizzare e sabotare il Parlamento. C’è un complotto contro il capo dello Stato. C’è un complotto contro il capo del governo. Il nuovo fascismo è alle porte. E’ tornato di moda lo squadrismo. E potremmo continuare all’infinito, con questo diffusissimo “al lupo, al lupo” che sembra non risparmiare più nessuno.
Favoletta vuole che quando il lupo finalmente arrivò, nessuno ci credeva più, e il lupo ebbe partita vinta. Allora, andiamoci piano, per favore. Dovesse accadere che il lupo arriva per davvero e poi nessuno se ne accorge
Magari commetteremo un grande errore di superficialità, non saremo all’altezza di una lettura approfondita della situazione politica e istituzionale, non vedremo tanto lontano come i più accreditati osservatori politici, ma siamo sereni, fiduciosi, tranquilli: il fascismo non è alle porte, le fondamenta della democrazia non stanno per essere scardinate, complotto scaccia complotto (un po’ come chiodo scaccia chiodo), semmai, questo sì, c’è un bel manipolo di mascalzoni – individuati e riconosciuti – che si è insediato in tutti i piani della piramide istituzionale e da troppo tempo spadroneggia in danno dell’intera collettività.

Ma per non prenderla troppo alla lontana, va detto che scriviamo queste note sull’onda mediatica (enorme) dell’”affaire Boldrini”. La presidente della Camera, infatti, è stata volgarmente apostrofata da alcuni giudizi via Internet talmente ripugnanti che si sono infatti ritorti come un boomerang contro gli stessi autori firmatari.
Laura Boldrini, presidente della Camera, si è difesa e ha contrattaccato, con numerose interviste televisive e ai giornali, ottenendo tutta la solidarietà che le era dovuta in un caso come questo.
Secondo noi, però, ha strafatto.
Infatti – a costo di apparire politicamente maleducati, maleducatissimi e qualunquisti, qualunquistissimi – osiamo dire che, fra le tante cose giustissime dette in tutela della sua onorabilità, della sua dignità, e dell’incarico che ricopre – una, la Boldrini, ne ha detta di pessimo gusto. E di repellente contenuto.
Questa: “I commenti sul blog di Grillo sono scritti da potenziali stupratori”. Frase pacchiana. E non poteva, e non doveva dirla, pur liberissima di pensarla così fra le mura di casa sua, proprio per l’altissimo incarico ricoperto; alias, la terza carica dello Stato. E la terza carica dello Stato non può scendere di livello sino a questo punto.
Un movimento per il quale hanno votato otto milioni di italiani, può essere visto come un territorio in cui possono mimetizzarsi, facendola franca, “potenziali stupratori”? Certo che no.
Quando qualche giorno fa un pacco contenente una testa di maiale è stato recapitato alla Sinagoga di Roma, forse che gli israeliani hanno detto che in Italia siamo alla “vigilia di un nuovo Olocausto”? Certo che no.
Quando qualche settimana fa, il ministro Kyenge, è stata crocifissa dalla Lega, e dai suoi massimi rappresentanti istituzionali – ripetutamente, ossessivamente – per il colore della sua pelle, lei ha forse contrattaccato dicendo che in Italia siamo alla vigilia dell’ Apartheid o che “i barbari sognanti”, che piacciono tanto a Maroni, sono le cellule di un nuovo Ku Klux Klan in salsa italica? Certo che no.
Corrado Augias, in risposta a quell’imbecille che – orgogliosamente (e, parafrasando Dante, verrebbe da dire: più che l’imbecillità poté l’orgoglio) – ha dichiarato di aver bruciato un suo libro, ha forse annunciato di voler espatriare dall’Italia, come il giovane filosofo ebreo Leo Lowenthal che lasciò la Germania perché sconvolto dal “rogo dei libri” voluto da Hitler? Certo che no.
Speriamo che si sia capito quello che intendiamo dire. C’è però qualcosa che resta sullo sfondo e, francamente, ci irrita. A quando, ad esempio, una presa di distanza “forte e chiara” della presidente della Camera da quel “Questore” che ha rifilato a freddo un bel ceffone a un’onorevole grillina? Le donne vanno sfiorate solo con un fiore, scrisse qualcuno. E qualcuno ha forse detto che i “picchiatori” la fanno da padroni in Parlamento? Certo che no. Ma una parolina, la Boldrini poteva dirla. Giusto?
Poi, che sia stata Laura Boldrini, presidente della Camera, non solo ad avvalersi della “ghigliottina” parlamentare, ma a non aver mosso un dito per scorporare la telenovela dell’Imu dall’horror delle regalie agli istituti di credito, sono fatti. Fatti di solare evidenza.

Di Maio: tutte le inesattezze della Boldrini a “Che tempo che fa”

 


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