L’Ars approva l’abolizione delle province Catania, area metropolitana con 27 Comuni

Da ieri sera le province in Sicilia non ci sono più, sostituite da nove liberi consorzi di Comuni e da tre aree metropolitane: Palermo, Messina e Catania. L’assemblea regionale ha approvato il disegno di legge proposto dal governo con 62 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti. Una maggioranza larga, grazie all’appoggio alla riforma da parte dei 15 deputati del Movimento Cinque Stelle. «Una pagina storica, siamo i primi in Italia», esulta il presidente Rosario Crocetta. Soddisfatti anche i grillini. «Non abbiamo dato una mano al governo, ci siamo ritrovati semplicemente su una strada parallela e abbiamo raggiunto un punto del nostro programma, ottenendo una modifica sostanziale con la possibilità per i territori di scegliere di quale Consorzio far parte grazie a un referendum», spiega il deputato del M5S Salvo Siragusa. Critiche invece piovono dalle altre opposizioni. Su tutte, Forza Italia che, con il capogruppo Marco Falcone, parla di «legge-spot che serve a Crocetta per mettersi una stelletta mediatica, ai gruppi di maggioranza per portare all’incasso le richieste da tempo avanzate al presidente della Regione, e ai grillini per convincersi di esercitare una funzione utile all’interno della istituzione siciliana».

I liberi consorzi al momento sono nove, stesso numero delle Province abolite. Gli organismi che li guideranno non verranno eletti dai cittadini, ma dalle assemblee dei consorzi. Stessa sorte per le aree metropolitane. Si tratta quindi di organismi di secondo livello. In attesa della nuova legge che dovrà individuare le rispettive competenze e stabilire definitivamente i confini e che dovrebbe essere portata in aula nel prossimo autunno, i cittadini e i Comuni hanno la possibilità di scegliere a quale Consorzio o area metropolitana appartenere. Al momento i Consorzi coincidono territorialmente con le vecchie province, mentre i limiti delle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina sono determinati dal decreto del presidente della Regione del 10 agosto 1995. Per quanto riguarda l’area metropolitana del capoluogo etneo rientrano 27 comuni: Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Camporotondo Etneo, Catania, Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Ragalna, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Santa Maria di Licodia, Sant’Agata Li Battiati, Santa Venerina, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande e Zafferana Etnea.

I Comuni limitrofi che vorranno annettersi alle città metropolitane lo potranno fare mediante decisione del consiglio comunale. I Comuni che invece vogliono cambiare o creare un nuovo Consorzio possono indire un referendum nei prossimi sei mesi. A patto di rispettare due criteri: il principio di continuità territoriale e quello sul numero di abitanti, il nuovo Consorzio dovrà avere una popolazione minima di 180mila residenti, mentre l’ente di provenienza deve mantenere minimo 150mila abitanti. «E’ un’importante possibilità per fare esprimere i territori – rivendica Siragusa, dei Cinquestelle – la legge che era uscita dalla commissione andava migliorata e noi abbiamo chiesto agli attivisti come fare, un esempio concreto di democrazia diretta». Grillo o Casaleggio? «Mai sentiti in questi mesi – continua Siragusa – non c’è stata nessuna influenza o ingerenza da parte loro, probabilmente nei prossimi giorni si parlerà di questa vittoria anche sul blog nazionale, ma semplicemente per dare più visibilità mediatica».

Resta comunque la collaborazione, risultata determinante per l’approvazione del ddl, tra grillini e governo Crocetta. Un rapporto che all’inizio della legislatura aveva fatto parlare di laboratorio Sicilia, da prendere secondo alcuni a modello anche a Roma, dove all’epoca l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani cercava di formare un governo. Oggi la situazione politica è radicalmente cambiata. Il voto di ieri sera può insegnare qualcosa ai parlamentari cinque stelle di Camera e Senato? «Sono realtà molto diverse – spiega Siragusa – a Palermo abbiamo inciso numericamente e riusciamo ad essere determinanti. Inoltre a palazzo Madama o a Montecitorio spesso i Cinque stelle hanno votato con il governo, certo – conclude – non si puà fare la stessa cosa con una legge elettorale decisa a tavolino da Renzi e Berlusconi».


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