Lampedusa aiuta. Ma chi aiuta Lampedusa?

Emergenza passata? Macché, gli arrivi delle carrette del mare a Lampedusa sembrano non arrestarsi. Infatti la scorsa settimana sono arrivati sull’isola circa ottocento migranti, trasferiti in altri centri accoglienza di Italia dalla nave traghetto Flaminia. E altri 528, arrivati nella notte dello scorso sabato, salvati dal mare dopo che il barcone su cui viaggiavano si è incagliato sugli scogli. Una nuova emergenza? 

“Degli ottocento l’ho saputo da mia madre che vive al Nord Italia. Qui procede tutto come sempre. Una normalità a cui il modello Lampedusa ci ha abituati da anni. L’emergenza di febbraio, durata più di cinquanta giorni, è stata un’altra cosa” spiega Renato, albergatore del luogo. Ma cosa è cambiato dai giorni dell’emergenza a oggi? E perché oggi non possiamo più parlare di emergenza, ma di normalità del “modello Lampedusa” così come affermano gli abitanti?

“A febbraio gli immigrati sull’isola erano più di cinque mila. Vivevano sulla collina della vergogna, situata davanti al porto. E in qualsiasi spazio libero dell’isola. Erano talmente tanti, un tappeto umano di persone, che neanche la polizia si avvicinava”
racconta Renato. Più di cinque mila persone dunque, che dormivano su una collinetta e che disponevano di pochi bagni chimici. Uomini, donne e bambini che attendevano di essere sistemati in altri centri di accoglienza perché quello dell’isola, avendo una capienza di circa 800 posti, non poteva ospitarli. Circa cinquanta giorni in attesa di un intervento efficace del governo. “Siamo stati abbandonati da tutti e quando ce ne siamo resi conto è scattata in noi abitanti la solidarietà nei confronti di queste persone. E li abbiamo aiutati portando loro delle coperte, per esempio. Molti invece cucinavano per loro” spiega Renato.

E nel frattempo la convivenza tra i cittadini e i migranti negli ultimi giorni si è esasperata. “Hanno sfondato la porta del mio bar e rubato alcolici. L’indomani ho denunciato l’accaduto e mi sono pure informata sul loro stato di salute perché ubriacandosi si sono sentiti male” mi dice Ketty, barista. “Bussavano alle nostre porte. Se qualcuno apriva chiedevano del cibo. Se si trattava di case abbandonate entravano e lì si stabilivano” racconta Franco, un pescatore dell’isola. L’emergenza di febbraio è passata “quando Raffaele Lombardo è venuto qui e vedendo ciò che stava accadendo con i propri occhi ha chiesto aiuto al governo” sostiene Renato. Ma gli sbarchi ci sono ancora e con la stagione estiva alle porte Lampedusa deve fare i conti con un altro problema: il calo del turismo. “Già per Pasqua e per il Primo Maggio abbiamo avuto poche prenotazioni. E molte per la stagione estiva sono state cancellate”, ricorda l’albergatore. E continua: “La preoccupazione è forte. E poi le tasse, i dipendenti da pagare anche se la stagione turistica non decolla. Tutta questa situazione è stata causata anche dai giornali perché, nonostante tutto sia ritornato alla normalità, continuano a parlare di emergenza sbarchi”. Certo, rispetto allo scorso febbraio, la situazione è completamente cambiata. Adesso l’isola è stata davvero svuotata. E l’organizzazione per il trasferimento dei migranti, che continuano ad approdarvi, sembra diventata molto efficiente. Anche se tutto questo è accaduto solo dopo che l’isola aveva già subito un danno all’immagine. E i migranti versavano in condizioni disumane. Non si può nemmeno escludere che il modello Lampedusa, a cui gli isolani erano abituati da tempo, sia anche esso un po’ cambiato. In positivo, circa la gestione degli arrivi e conseguenti trasferimenti dei profughi.
In negativo, perché oggi i disperati provenienti dalla Libia sono molti di più. E’ la frequenza degli sbarchi (quattro o cinque alla settimana), e il numero dei passeggeri delle carrette (gli ultimi circa 528, che si sommano agli 800 e allo sbarco di 3000 persone alla fine di aprile) che fa impallidire.

E’ vero che l’emergenza immigrati presenti sull’isola si è risolta. Ma il muro dell’immigrazione dalla Libia verso Lampedusa è stato abbattuto. E l’isola rischia il tracollo economico. E probabilmente ciò comporterà non uno stato di emergenza da allarmismo. Ma sicuramente enormi conseguenze.


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