La polemica/ Ars, perché è giusto ridurre il numero dei parlamentari

da Antonio Catalioto
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Nella seduta del 7 dicembre 2011 l’Assemblea regionale sicilina, all’unanimità (62 presenti 59 favorevoli 1 contrario ed 1 astenuto) ha approvato il disegno di legge di modifica dell’art. 3 dello Statuto riducendo il numero dei deputati regionali da 90 a 70, con decorrenza dal primo rinnovo dell’Assemblea successivo alla sua entrata in vigore. La riforma, che ha valenza costituzionale, per effetto dell’art. 138 della Costituzione, deve essere approvata da ciascuna delle due Camere con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi. Il Senato ha già provveduto alla prima approvazione il 18 aprile scorso mentre alla Camera è in corso di esame da parte della Commissione a far data dal 10 maggio (atto n. 5150).

E’ notorio che la riforma è stata dettata non solo dall’urgenza di abbattere i cosiddetti “costi della politica” in misura almeno proporzionale ai tagli di risorse e di servizi sopportati da cittadini ed imprese, ma anche dall’esigenza di migliorare la funzionalità degli organi istituzionali ed accorciare la proporzione con le altre regioni. Infatti, l’Assemblea regionale siciliana ha il numero più elevato di componenti, tanto in valore assoluto, quanto in rapporto alla popolazione. Considerando la proporzione tra abitanti e consiglieri, il dato siciliano – un deputato ogni 55.746 abitanti – appare nettamente squilibrato rispetto ad altre regioni, quali ad esempio la Lombardia, in cui vi è un consigliere ogni 118.440 abitanti, per un totale di 80 consiglieri regionali. E anche in Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Piemonte e Puglia il rapporto abitanti/consiglieri risulta più congruo di quello registrato in Sicilia.

A questo punto, senza voler entrare nelle logiche e giustificazioni politiche, più o meno dichiarate ma soprattutto taciute, che hanno portato ad imporre, come tema dominante, la necessità di elezioni anticipate, ci si chiede perché il Popolo siciliano non debba essere messo nelle condizioni di decidere se preferire immediate elezioni o attendere prima la definitiva approvazione della legge in questione. Peraltro, aggiungere alla legislatura alcuni mesi non determinerebbe sicuramente alcun pregiudizio sostanziale all’assetto degli interessi dei siciliani, viceversa dare tempo per l’approvazione della riforma consentirebbe anche a questa Assemblea di lasciare una pagina di storia indelebile.

Il sottoscritto non è nessuno per lanciare appelli ma è ben consapevole che “la vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade”.

La polemica/ Ars, perché è sbagliato ridurre il numero dei parlamentari

 


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