La crisi dell’Università

L’Università e la ricerca scientifica subiscono un taglio progressivo di finanziamenti, che mettono in discussione il diritto allo studio e il progresso scientifico. I continui tagli ai servizi per gli studenti ed il continuo aumento dei costi fanno si che la formazione universitaria sia riservata ad una èlite sempre più ristretta. La didattica passa in secondo piano di fronte all’accentuarsi della presenza dei privati nell’università, che causa uno spostamento oggettivo dei “cervelli” dove ci sono più soldi: ricerca privata di scarsa qualità al posto di didattica e ricerca di base. Il taglio dei finanziamenti ed il blocco delle assunzioni fanno si che la precarietà sia diventata normalità, costringendo i giovani lavoratori ad una vita senza certezze e senza prospettive. La precarietà oltre che essere un danno grave alla qualità della vita depaupera le professionalità e peggiora, ancora una volta, i servizi e la qualità della ricerca.
Il disprezzo di questo governo verso i lavoratori dell’Università ha colmato la misura con l’incontro con i sindacati ai quali l’ARAN  (agenzia che contratta per conto del governo con i sindacati) ha offerto all’inizio cifre irrisorie e offensive per la dignità dei lavoratori universitari, questo dopo che il contratto nazionale è scaduto da più di 2 anni (Scaduto dal 31 Dicembre 2001). L’ARAN ha presentato un prospetto economico e una articolazione del 30% (aprile giugno 2002) e del 50% (da luglio 2002) prendendo in esame la sola inflazione programmata relativa al 2002 nella percentuale dell’1,7% escludendo il recupero inflativo dell’0,26% e tutto il 2003. Sostanzialmente il governo interpretando in maniera restrittiva l’accordo del luglio ’93 è arrivato perfino a negare l’indennità di vacanza contrattuale, un debolissimo strumento di tutela dei salari di fronte al crescere del costo della vita. Diritti messi in discussione sia all’interno dell’università, ma anche in tutta la società, dove si attacca il diritto alla libertà di espressione, il diritto di sciopero, dove il costo della vita aumenta giorno dopo giorno, ma i salari sono bloccati a livello di fame e dove tagliamo i finanziamenti per la ricerca, l’istruzione pubblica, la sanità.
Quando invece in certe pubbliche amministrazione il denaro pubblico viene sperperato.

 


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