La Civetta denuncia il caso di Siracusa «Rapporti opachi tra imprese e magistrati»

Lo chiamano caso Siracusa, e come il suo omologo catanese coinvolge in un complicato intreccio imprenditoria e magistrati aretusei. Si tratta di una rete di rapporti societari messa in luce dal giornale locale La Civetta di Minerva, e al cui vertice ci sarebbe l’avvocato Piero Amara, difensore dell’Eni nel processo contro l’inquinamento ambientale nella zona di Augusta nato dall’inchiesta Mare rosso. Stretti rapporti tra Amara e familiari di almeno quattro magistrati della procura siracusana metterebbero «in serio dubbio la terzietà negli importanti processi condotti in questi anni». Ad affermarlo Marina De Michele, vice direttore del quindicinale, secondo la quale la rete di rapporti, pur non avendo rilievi penali, si estenderebbe anche «sull’informazione e in generale sulla magistratura».

Dei Nodi dell’informazione a Siracusa, si parlerà domani alle 19 in un convegno organizzato all’antico mercato di Siracusa da Libera informazione, alla presenza di parte della stampa del capoluogo siciliano. Al centro del dibattito «le richieste milionarie di risarcimento che sempre più spesso gli avvocati del foro di Siracusa chiedono a danno dei funzionari comunali e della sovrintendenza, colpevoli di ricordare l’importanza dei vincoli paesaggistici al momento di costruire» afferma la De Michele. Come nel caso di Open Land, un centro commerciale da realizzare vicino alle mura dionisiane, patrimonio dell’umanità Unesco. Secondo la De Michele «l’accoglimento di queste richieste e i rapporti evidenziati tra la Procura e l’avvocato Amara dovrebbero far riflettere».

«L’avvocato Amara ha patteggiato un anno di reclusione per aver pagato un cancelliere della Dda di Catania nel 2008 in cambio dell’accesso ad atti riservati», afferma la vice direttrice de La Civetta,  che, con un articolo del 2 dicembre del 2011, ha fatto esplodere il caso Siracusa. Della vicenda avevano scritto per primi i giornalisti del settimanale catanese Magma. Ma solo dopo l’interessamento del quindicinale aretuseo, sono seguite interrogazioni parlamentari, lettere con richieste di chiarimento da parte dell’Associazione nazionale magistrati di Catania e Siracusa  e un’ispezione del ministero della Giustizia, «durata mesi ed estesa anche a Catania, di cui si aspettano solo gli esiti» racconta la De Michele. Secondo la quale «la cosa emblematica è che degli articoli di Magma la stampa siracusana non ha mai detto nulla».

Semplice la strategia de La Civetta, che ha pubblicato alcune «visure camerali mettendo in evidenza determinati rapporti». Visure nelle quali spiccano i nomi dei figli e familiari di almeno quattro magistrati della procura aretusea: si parte dal sostituto procuratore Maurizio Musco, passando per Andrea Campisi, figlio dell’ex procuratore capo di Siracusa Roberto, Attilio Toscano, figlio del procuratore aggiunto della Dda di Catania Giuseppe (fino al 2009 aggiunto a Siracusa), e a Edmondo Rossi e Salvatore Torrisi, rispettivamente figlio e figliastro dell’attuale procuratore capo di Siracusa Ugo Rossi. Tutti legati a società riconducibili all’avvocato Piero Amara di Augusta. «Sono dati oggettivi, su cui abbiamo chiesto chiarezza senza fare ipotesi. E per risposta abbiamo ricevuto l’ostilità degli altri giornali locali».

Per Di Michele il silenzio dei quotidiani nazionali è quantomeno singolare, dato che solo il Fatto quotidiano e Rai News 24 si sono occupati della vicenda. E Ugo Rossi, procuratore capo a Siracusa, proprio nell’intervista rilasciata a Rai News definisce l’inchiesta de La Civetta «grossolana e frettolosa». Al punto che, secondo un altro giornale siracusano, Diario doc, la vicedirettrice e il direttore de La Civetta Franco Oddo pubblicherebbero «falsità». «Saremmo addirittura indagati a Siracusa per una richiesta di estorsione, e a Messina per diffamazione aggravata», afferma De Michele. Accuse che la giornalista ritiene «infamanti e prive di fondamento: la nostra condotta è di onorabilità specchiata, come dimostrano i miei anni di insegnamento a scuola».

La vicedirettrice si definisce infatti giornalista «a tempo parziale», tiene a chiarire che La Civetta «è un giornale totalmente autofinanziato e gli accostamenti ai politici che abbiamo letto su molti quotidiani locali, come quello all’onorevole Gino Foti, sono privi di qualunque fondamento». Secondo De Michele non ci sarebbe nemmeno «un fascicolo aperto in Procura a nostro carico», e sul prosieguo della vicenda si augura «che gli ispettori ministeriali facciano bene la loro parte, mentre noi continueremo a pubblicare tutto quello di cui abbiamo piena documentazione». Del resto, si domanda la giornalista-insegnante: «In nome di che cosa dovremmo fermarci?».

[foto di tore_urnes]


Dalla stessa categoria

Lascia un commento