L’influenza manda in tilt gli ospedali siciliani: pazienti con l’ossigeno nei corridoi da giorni

Sovraffollamento nei Pronto soccorso e pazienti accomodati sulle barelle nei corridoi degli ospedali siciliani, entrati in affanno a causa dell’impennata di casi di influenza stagionale. Con la Sicilia che risulta essere una delle regioni italiane insolitamente più colpita dal virus, che in genere incide maggiormente nelle zone più fredde. «In teoria sarebbe un dato anomalo – commenta a MeridioNews Giuseppe Bonsignore, segretario regionale del sindacato CIMO – ma si spiega con una campagna vaccinale che, in Sicilia, fa un po’ ridere».

I dati del sovraffollamento a Palermo

Una vera emergenza, a guardare i numeri della città più popolosa della Sicilia: Palermo. Dove, in alcuni ospedali, il tasso di sovraffollamento da influenza ha toccato punte del 350 per cento. Per via dei pazienti che permangono nelle struttura di emergenza, in attesa del ricovero nei reparti. Alle ore 10 di ieri mattina, all‘ospedale Civico di Palermo c’erano 81 pazienti in pronto soccorso, con vari tempi di attesa. Tutti estremamente lunghi: 38 persone erano lì da un giorno, 26 in attesa da 48 ore e 17 pazienti da oltre due giorni. A fronte di 42 postazioni presidiate e 8 in semintensiva. «A Villa Sofia non vedevo 30 persone in pronto soccorso, attaccate all’ossigeno, dal periodo del Covid – racconta ancora Bonsignore -. Sono finite le prese d’ossigeno al muro e hanno installato le bombole. Un metodo all’antica, ma per fortuna presente, perché la nostra farmacia ospedaliera è previdente e ha sempre una scorta».

Ed è, infatti, proprio al Villa Sofia che il 118 porta più pazienti: 1.250 ambulanze – 200 in più dell’Arnas Civico – solo a dicembre. Al Policlinico Paolo Giaccone, invece, la direttrice generale, Maria Grazia Furnari, ha istituito una task force dedicata alla gestione dell’emergenza influenzale. Aggravata dall’aumento stagionale degli accessi e dalle complicanze respiratorie legate all’epidemia in corso. «C’è un prolungamento delle degenze spiega – con una conseguente riduzione del ricambio dei posti letto e un impatto significativo sulla capacità ricettiva dell’ospedale».

Il nulla di fatto post-Covid e la nuova Rete ospedaliera

«Il Covid non ci ha insegnato niente», tuona ancora Bonsignore. Ricordando che, durante le feste natalizie, viene meno l’apporto del privato accreditato. Con il risultato che tutti i pazienti con problemi respiratori seri devono essere assorbiti dalle strutture pubbliche. «Tutto ciò è inconcepibile: i picchi influenzali durante il periodo invernale sono prevedibili». E già vissuti in pandemia, appunto. Ma dei tanti progetti ideati in quel periodo solo pochi hanno visto la luce.

«L’allora assessore alla Salute Ruggero Razza parlava della creazione di un sistema a fisarmonica – spiega il sindacalista Cimo -. Con dei reparti che si sarebbero potuti aprire al bisogno. Ma questa è rimasta un’utopia». Quello che rimane reale, invece, sono gli anziani attaccati ai respiratori, nei corridoi degli ospedali, in attesa di un posto in Pneumologia. «Non si può più rimandare, serve che venga approvata una nuova Rete ospedaliera regionale – conclude Bonsignore -. Con una distribuzione dei posti letto più vicina alle esigenze di salute dei cittadini e non alla spartizione di una torta che, alla fine, sembra risultare indigesta».


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