Inceneritori, malumori all’interno del mondo ambientalista «Legambiente rischia di favorire pratiche di greenwashing»

Il 6 febbraio è stato il cantante Cosmo dal palco di Sanremo a fare una sortita durante la rivisitazione di Be my Baby del duo La Rappresentante di lista. Meno di due mesi dopo, la Commissione europea ha pubblicato una circolare specificando la necessità per i consumatori di avere informazioni corrette in materia di sostenibilità. Favorita dall’anglofilia diffusa nel nostro Paese, gli italiani stanno prendendo sempre più confidenza con il termine greenwashing, ovvero la pratica da parte di aziende e istituzioni di presentare come ecosostenibili attività che invece hanno impatti ambientali negativi. Una mano di verde per rifarsi il look in un’epoca in cui a livello politico ed economico – come nel caso del fiume di soldi legato al Pnrr – mostrarsi sensibili nei confronti dei cambiamenti climatici è senz’altro fondamentale. Che ci si creda davvero o meno. Nelle ultime settimane in Sicilia, il tema sta prendendo piede all’interno dell’associazionismo, rimbalzando da una parte all’altra dell’isola e dando la sensazione che da qui a poco potrebbe tracimare dalle stanze dei circoli riversandosi sul dibattito pubblico.

Nel frastagliato panorama degli ambientalisti, a far discutere sono le scelte fatte da Legambiente da qualche tempo a questa parte. In particolare, la decisione di accettare sponsorizzazioni da parte di aziende attive nel settore energetico e della gestione dei rifiuti. Tra queste, anche Asja Ambiente e A2A, società dagli importanti capitali e che alla Sicilia fin qui, seppure con sorti diverse, hanno guardato con estremo interesse. La prima – il cui cda è presieduto da Agostino Re Rebaudengo – si è aggiudicata la possibilità di realizzare diversi impianti di per la produzione di biometano dai rifiuti, la seconda – il cui amministratore delegato è Renato Mazzoncini – per anni è stata invece protagonista del caso inceneritore nella Valle del Mela e poi, una volta cassato dal Consiglio dei ministri dopo una lunga battaglia dei comitati, di un progetto per il biogas che si è scontrato con il no della commissione tecnica-specialistica scatenando la dura reazione proprio dell’associazione presieduta in Sicilia da Gianfranco Zanna

«Per noi si tratta di pieno greenwashing, non è possibile portare avanti battaglie ambientaliste e al contempo ricevere soldi da chi vuole fare i termovalorizzatori nella nostra terra». A parlare è Salvo Bulla, presidente di Rifiuti Zero Sicilia. La scorsa settimana, ha deciso di declinare l’invito a prendere parte a un evento organizzato a Catania da Legambiente proprio per parlare di inceneritori. Incontro in cui la principale associazione ambientalista d’Italia ha definito «insostenibili» le soluzioni proposte dal governo Musumeci per uscire dalla crisi e sottrarsi al monopolio dei privati delle discariche le cui sorti, in Sicilia, in più di un caso si sono intrecciate con le attività delle procure. «Ci vuole coerenza, sennò il rischio è quello di disorientare la base e quanti hanno avuto nell’ambientalismo un punto di riferimento – continua Bulla -. Precedentemente avevamo partecipato a un evento organizzato da Legambiente a Palermo, ma ancora non si sapeva che proprio A2A e Asja Ambiente fossero le ditte dai cui progetti la Regione sarebbe partita per realizzare i termovalorizzatori. Se avessimo partecipato a Catania, i nostri soci non avrebbero compreso».

Pochi giorni prima dall’incontro nel capoluogo etneo, a Gela si è svolta un’assemblea cittadina indetta dai comitati No inceneritore, sorti all’indomani della notizia che proprio nella città del Nisseno – l’altra è proprio Catania – è stato localizzato uno dei due termovalorizzatori annunciati da Nello Musumeci e dall’assessora Daniela Baglieri. «Questo territorio ha già pagato sufficienti dazi a livello ambientale ed è tempo di pensare a un futuro diverso, per questo ci opporremo contro questo progetto», dichiara a MeridioNews Nicolò Di Stefano, attivista di lungo corso. Nella città che ha legato la propria storia a Eni – tra le aziende accusate di puntare sul greenwashing, anche in concomitanza degli spot che sono andati in onda durante il festival sanremese -, l’assemblea è stata molto partecipata ma è stata caratterizzata da un piccolo giallo: nella locandina di presentazione compaiono i loghi di Wwf, Lipu, Italia Nostra, Rifiuti Zero Sicilia, Osservatorio Rifiuti Catania, Zero Waste Italy, Rete dei comitati territoriali siciliani, mentre non c’è traccia di quello di Legambiente. «Pare che in un primo tempo doveva esserci, poi hanno chiesto di toglierlo. Il perché? Bisogna chiederlo a loro», commenta un attivista. 

«Le cose non stanno così». A fornire una versione diversa è Anita Astuto, componente del direttivo di Legambiente Sicilia, che a Gela era presente ed è intervenuta. «Nessuno ha chiesto di togliere il logo, per il semplice fatto – spiega Astuto a MeridioNews – che non lo avevamo concesso. Il motivo è semplice: quando accade, è perché partecipiamo all’organizzazione degli eventi e in questo caso non è stato così. Ma eravamo comunque presenti». Per Astuto, affermare che Legambiente stia prestando il fianco a iniziative di greenwashing è fuorviante. «Il fatto che società come Asja Ambiente o A2A siano partner di nostre iniziative incentrate sull’economia circolare a noi va benissimo, ciò non significa che ci facciamo condizionare nella nostra visione sui termovalorizzatori. Siamo contrari e continueremo a esserlo. In questa vicenda – prosegue Astuto – è tutto il percorso fin qui fatto a non andarci bene, l’imposizione dall’alto da parte della Regione di scelte che spettano ai territori». 

Rassicurazioni a parte, non sono pochi coloro che si chiedono quali siano i termini economici delle partnership stipulate da Legambiente. «Il bilancio 2021 non è stato ancora approvato, è il primo che conterrà i sostegni dalle aziende partner», chiosa Tommaso Castronovo. Responsabile rifiuti regionale di Legambiente Sicilia, conferma la contrarietà dell’associazione agli inceneritori. «Le nostre posizioni sono sempre state chiare, se poi qualcuno vuole fare il malizioso allora lo si può fare su ogni cosa – continua Castronovo -. Personalmente mi è capitato di ricevere domande da qualche amico, ma ho ribadito come da parte nostra non c’è motivo di provare imbarazzo. Il nostro impegno è quello di creare le condizioni per innalzare al massimo la differenziata e di conseguenza ridurre i quantitativi di rifiuti che potrebbero finire in un termovalorizzatore. In tal senso – conclude – il disagio semmai dovrebbe sorgere alle aziende».

«Credo che la questione del greenwashing non abbia solo ragioni di coerenza, ma anche di opportunità». A parlare è Manuela Leone, referente Zero Waste Italy per la Sicilia e tra coloro che hanno preferito rispondere «no, grazie» all’invito a prendere parte all’evento catanese. «Vede, siamo in una fase in bilico: da un lato il Medioevo, dall’altro il futuro sostenibile nella gestione rifiuti, non servono più posizioni ma solo azioni chiare. Non ho mai creduto alla locuzione pecunia non olet». In latino, il denaro non ha odore.


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