In treno stretti come le sardine…

Continua l’odissea dei pendolari siciliani che, ogni giorno, affrontano ritardi e cancellazioni sui treni del trasporto regionale. Ancora una volta, la tratta più colpita dai ritardi risulta la Palermo-Messina ma segue, a ruota, la Palermo-Agrigento. Notevolmente penalizzata, in particolare, è la tratta breve Palermo-Termini Imerese.

Nelle ultime settimane, a parte i ritardi, i disagi per i viaggiatori sono notevolmente aumentati dal momento che viene soppresso il 40 per cento dei treni da e per Termini Imerese. Insomma, dopo la chiusura dello stabilimento Fiat anche le Ferrovie assostano un bel colpo a Termini. Il disagio maggiore si avverte nelle ore di punta (7.30-9.30, 13.30-15.30, 17.30-19.30) soprattutto per i viaggiatori di Bagheria e Ficarazzi che, in alcuni casi, sono costretti a viaggiare, specie nel periodo scolastico, come sardine.

Termini Imerese risente meno dei disagi visto che lì fermano anche gli intercity. Come se tutto ciò non bastasse, è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, di fatto, la scelta di Trenitalia di abbandonare la Sicilia. Dal prossimo 11 dicembre, infatti, entrerà in vigore il nuovo orario commerciale di Trenitalia che sancirà la definitiva chiusura della lunga percorrenza dei treni passeggeri che collegano la Sicilia al Nord del Paese, e la soppressione dei relativi treni notte con notevoli disagi per i cittadini siciliani costretti a diversi cambi. Dalla Sicilia, in sostanza, non partirà più alcun treno per Milano, Torino o Venezia.

Il taglio della partenza di treni oltre ai gravi disagi di comunicazione da e per la nostra terra, produrrà anche conseguenza negative per l’occupazione con i lavoratori del settore che saranno messi in difficoltà.

Va sottolineato che le scelte operate da Trenitalia in Sicilia vanno in controtendenza rispetto al dibattito in corso in tutto l’Occidente industrializzato. Ovunque si cerca di ridurre le emissioni di gas inquinanti. A cominciare da quelle delle automobili. Solo in Sicilia, a quanto pare, si sbaraccano le ferrovie per incrementare l’uso di automobili. Un modo per spingere la Sicilia verso il terzo mondo…

Domanda da cento punti: il governo regionale, di fronte a questo sfascio, che fa?


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