Il sindacobianco pensa al ritorno «Sì alle primarie, no a Lombardo»

«Sono preoccupato per la grave malattia della nostra città. I sintomi sono evidenti, ma nessuno fa niente e anche i cittadini sembrano rassegnati. Neanche in Thailandia ho visto tanto abbandono come a Catania». Così descrive la situazione il senatore Enzo Bianco. Dopo la sentenza sull’incompatibilità tra le due cariche di sindaco di una grande città e parlamentare, Raffaele Stancanelli ha dichiarato che opterà per Palazzo degli Elefanti ma nulla è ancora certo. Sia come sia, si andasse a votare prima o regolarmente nel 2013, il fermento politico è nell’aria da tempo e il senatore del Pd sembra proprio che abbia la voglia di concorrere alla carica di primo cittadino catanese. «Non ho ancora deciso» afferma, ma il suo sorriso, nato spontaneo alla domanda, non ne nasconde la voglia. Intanto però, le divisioni interne al Pd, nate all’indomani della decisione di appoggiare il governo Lombardo alla Regione, sembrano sempre più inasprirsi.

Il Partito Democratico sembra  allo sbando a causa del rapporto con l’Mpa di Lombardo.
Il PD in Sicilia sta pagando un prezzo salato per la scelta clamorosamente sbagliata che ha fatto. I siciliani per bene non capiscono come si possa appoggiare Lombardo che è uno dei peggiori. Direi che con Cuffaro quasi non c’è differenza, 19 soldi con una lira. Avevamo un candidato di valore come Rita Borsellino e invece appoggiamo uno che non fa altro che pensare a riempire il suo paniere piuttosto che al bene dei siciliani.

Ma alle amministrative che succederà? A Catania si riproporrà un’alleanza con l’Mpa?
Ovviamente non deve essere fatta nessuna alleanza con l’Mpa. Lo hanno già detto i nostri elettori che hanno votato le primarie in alcune città. Per l’occasione è stato chiesto loro se volessero appoggiare Lombardo e ben il 90% ha detto no. Si dovrebbe riproporre quel referendum in tutta la Sicilia. Dobbiamo essere alternativi. È un dovere morale e politico.

Per statuto ogni iscritto al Pd può partecipare alle primarie, ma non sarebbe meglio arrivare all’appuntamento dei gazebo con un unico nome? Sarebbe disposto a fare un passo indietro per una candidatura diversa? Giuseppe Berretta sembra un nome gradito. È giovane, entusiasta e con esperienza. Che ne pensa?
Le primarie sono il simbolo della democrazia. A Catania non servono logiche di tipo burocratico. Il PD catanese è troppo asfittico, troppo chiuso nelle stanze della politica. Per vincere le elezioni ci vuole più coraggio, radicarsi nel territorio. Vorrei che ci si rendesse conto che la situazione, così com’è, è insostenibile. La città è disperata, assolutamente da recuperare. Catania deve diventare un simbolo per la Sicilia come lo sono diventate Napoli con De Magistris e Milano con Pisapia. Certo che sono disposto a fare un passo indietro per la mia città se è questo che serve, ma degli altri non voglio parlare.

Ma lei vuole tornare ad essere il sindaco di Catania? Presenterà sue liste civiche o sarà il candidato del Pd?
Non ho ancora deciso. Cerco di capire gli umori della città. Se c’è voglia di cambiamento non mi tirerò indietro. Sono sempre stato il sindaco dall’impronta civica e vorrei, anche in questo caso,  essere il candidato della città e non restringermi in logiche di partito. Certo, il partito è importante, ma i cittadini lo sono di più. Sono l’interprete più radicato. Ho portato innovazione e cambiamento facendo di Catania un laboratorio politico in cui la dimensione civica stava diventando esaltante.

La conoscono ancora come ilsindacobianco, ma già una volta, nel 2004, i catanesi preferirono un altro, il napoletano Umberto Scapagnini a lei. Non ha paura di perdere ancora?
Io non ho perso, le elezioni sono state truccate. Ci sono delle inchieste penali a riguardo. Scapagnini ha regalato tra i 500 e i 3000 euro ed è stato eletto con soli 3000 voti di scarto. La sua campagna sembrava la corazzata Potëmkin. Berlusconi al massimo del suo potere è venuto a Catania per lui e anche Musumeci lo appoggiava. Due mesi dopo, però è andato a lavarsi la faccia per la vergogna. In alcuni seggi sono successe cose raccapriccianti, noi invece facemmo una campagna pulita. Oggi non consentiremmo quello che successe allora. E, comunque, la corazzata non c’è più.

E se gli elettori stanchi di tutte le liti interne al Pd votassero per un outsider alle primarie? Ne vede in giro? Potrebbe vincere?
Per battere il centro destra, che a Catania ha un rapporto clientelare forte, non è sufficiente un outsider, nonostante ce ne siano tanti in giro. Serve una squadra di prim’ordine che non solo sappia vincere, ma soprattutto governare bene la città.

Quali i sono i primi tre luoghi in cui si recherebbe una volta rieletto sindaco di Catania?
Il primo sarebbe un luogo simbolo della città che soffre. Purtroppo c’è l’imbarazzo della scelta, ma è importante che ci sia sempre il germe della voglia di riscatto. La mia presenza dovrebbe essere sì legata al disagio, ma anche al recupero. Tutti insieme. È lì che si gioca il futuro. Subito dopo incontrerei i ragazzi. Hanno solo sentito parlare di me come sindaco. Molti di loro, e spesso sono di prim’ordine, emigrano e rischiamo di perderli per sempre. Bisogna valorizzare il loro talento come fucina di idee e progetti per migliore la nostra terra. Infine porterei un cero a Sant’Aituzza. Anche se sono laico spero che faccia un miracolo per la città.

Ha in mente una idea vincente per cambiare Catania?
Non serve una idea specifica, basta organizzare la macchina perché le cose migliorino. Non funziona niente, è avvilente. Serve sviluppo, ma lo sportello unico per le imprese, per fare un esempio, è chiuso e si aspetta mesi per un permesso. Bisogna avere un’ immagine pulita ed efficiente. Catania deve saper valutare le idee e i progetti dei ragazzi e creare tanti luoghi di incontro dove ci sia spazio per una vivacità culturale di alto livello.

[Foto di enzobiancogallery]


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