Il Palermo è la Juventus della serie B? Tedino: «Adesso abbiamo una identità»

Il Palermo è la Juventus della serie B? Non ditelo a Tedino. Pur consapevole delle aspettative alimentate da una compagine come quella rosanero costruita per recitare un ruolo da protagonista in questo campionato, il tecnico smonta coloro che vogliono mettere sulle spalle della sua squadra un carico eccessivo di responsabilità: «Sembra che noi siamo di un altro pianeta e invece le altre sono squadre composte da bambini dell’asilo – ha spiegato con sarcasmo l’allenatore friulano –, c’è chi si nasconde e invece noi non lo facciamo. I numeri sono importanti e dicono che, ad esempio in attacco, ci sono squadre che hanno fatto molto meglio di noi ma sappiamo anche che il Palermo ha concrete possibilità di centrare la promozione diretta. Abbiamo i mezzi per arrivare fino in fondo». 

Non sarà la Juve del torneo cadetto ma la formazione rosanero è certamente una big di questo campionato, reduce peraltro dalla vittoria nello scontro diretto con il Frosinone. Per legittimare le proprie ambizioni e conservare il posto al tavolo delle grandi prenotato nuovamente in occasione del successo casalingo ottenuto sabato con i ciociari, gli uomini di Tedino non potranno fallire l’appuntamento in programma tra due giorni a Novara: «Rispetto alla gara del girone di andata la novità è soprattutto il terreno di gioco. Giocheremo su un sintetico, campo paragonabile alla pallina magica di gomma che assume strane traiettorie. È un campo al quale non siamo abituati e che richiede particolare attenzione nei contrasti, nelle seconde palle e negli spostamenti». Rispetto al match dello scorso 21 ottobre vinto dai piemontesi al Barbera con il punteggio di 2-0, sabato l’avversario avrà un profilo diverso: «Ci saranno Sansone e Puscas, attaccanti differenti da Da Cruz e in panchina c’è Di Carlo, un grande lavoratore che ha saputo trasmettere ai suoi l’intensità lavorativa che aveva da giocatore. Con tutto il rispetto, ovviamente, per il predecessore Corini che aveva dato una precisa identità a una squadra praticamente rifatta. Stiamo parlando di due allenatori diversi ma di grande qualità. Noi, in ogni caso, adesso abbiamo una fisionomia più marcata rispetto alla gara con il Novara disputata al Barbera».

Fisionomia, però, che rischia di essere stravolta dall’emergenza. Un problema con cui bisognerà fare i conti sabato e che si ripresenterà in maniera ancora più accentuata in occasione del match con il Carpi del 25 marzo. Nella sfida contro i piemontesi, intanto, Tedino avrà diverse defezioni in difesa: «Anche se a Novara andassimo in otto non mi abbatterei perché sono abituato ad affrontare le difficoltà. È chiaro, però, che quelle di Bellusci, Rajkovic e Aleesami sono assenze pesanti perché, al di là del valore dei singoli, rovinano il mix di ingredienti attraverso il quale eravamo riusciti a formare la giusta miscela». Che, inevitabilmente, avrà componenti totalmente diverse nel momento in cui, nel turno successivo, scenderà in campo un Palermo decimato a causa degli impegni delle Nazionali: «Il mio compito non è quello di fare regolamenti ma di trovare delle soluzioni che diano alla squadra la possibilità di mantenere un equilibrio ed un’ossatura. Detto questo, è evidente che qualcosa stona.  Che ci troviamo di fronte ad una situazione grottesca considerando che, in circostanze del genere legate alle Nazionali, si fermano anche la serie D e i campionati giovanili».

I rosanero si trovano in difficoltà ma, sapendo a priori che si sarebbero delineati questi scenari, a gennaio la dirigenza poteva fare qualcosa in più sul mercato? «Con Zamparini e il direttore Lupo (sostituito da Valoti alla fine di febbraio, ndr) abbiamo valutato tutto – spiega il tecnico rosanero – e, per scongiurare il rischio di alterare determinati equilibri, abbiamo deciso di fidarci del gruppo che stava facendo un buonissimo percorso». E che potrà procedere in questa direzione se vincerà a Novara. Una tappa che fa parte anche del passato di Tedino: «Sono passati vent’anni, ricordo che c’erano grandi difficoltà sul fronte dirigenziale. Ho instaurato un ottimo rapporto con la gente, soprattutto con coloro che gravitavano intorno alla squadra e che erano consapevoli dei problemi con cui dovevamo convivere».


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