Il Cga rigetta il ricorso di Buzzanca

Ieri il Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa, Riccardo Virgilio, con decreto numero 336, ha rigettato la richiesta di sospensione di decadenza da parlamentare regionale presentata dal Sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca.

La storia è nota. Una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito l’incompatibilità tra i ruoli di Sindaco e di parlamentari per i Comuni medio grandi. Il Sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, che è anche parlamentare di sala d’Ercole, ha provato in tutti i modi a tenersi le due poltrone. Appoggiato dalla presidenza dell’Ars, che ha fatto di tutto per consentire a un componente della propria ‘casta’ di mantenere  due incarichi.

A scombinare i giochi ha pensato il Tar Sicilia (Tribunale amministrativo regionale) che – caso unico nella storia dell’Autonomia siciliana – ha obbligato la presidenza dell’Ars, con apposita ordinanza, a mettere all’ordine del giorno il ‘caso’ Buzzanca. Sala d’Ercole si è espressa e lo stesso Buzzanca è stato dichiarato decaduto da parlamentare regionale (secondo alcuni dovrebbe optare: o Sindaco, o parlamentare; secondo altri – tesi che a noi convince – Buzzanca è ormai decaduto da deputato in base a una sentenza verso la quale ha proposto appello).

A rendere la vita difficile a Buzzanca è stato l’avvocato Catalioto, autore di ‘mitici’ ricorsi contro Buzzanca. Dopo il pronunciamento del Cga, lo stesso Catalioto dichiara: “Scende il sipario su una vicenda politico-giudiziaria durata fin troppo, contrassegnata dall’inqualificabile comportamento di chi, irriguardoso delle sentenze e della Costituzione. Costituzine che, all’articolo 1, dispone che ‘la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’. Buzzanca ha tentato disperatamente di restare inchiodato alla doppia poltrona. Chiusa questa fase si apre quella della responsabilità amministrativa della Commissione regionale per la verifica dei poteri che dovrà risarcire tutti i danni patrimoniali (circa € 150.000,00) per aver ritardato di un anno il proprio adempimento”.

In pratica, secondo l’avvocato Catalioto, la Commissione verifica di poteri dell’Ars dovrà risarcire, adesso, 150 mila euro per aver impedito all’Aula di pronunciarsi subito su questa vicenda. Un’altra tegola in testa per il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, e per il segretario generale dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Tomasello, alle prese – tra le altre cose – con il rientro in servizio di tre alti dirigenti del parlamento dell’Isola che, tre anni fa, sono stati posti abusivamente in pensione. I te dirigenti hanno vi vinto il ricorso e, ora, qualcuno dovrà mettere mano all risarcimento.

La casta/Schiodare Buzzanca dall’Ars? Forse ci vorrà l’esercito…

 


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