Il cartello di Agrigento non ha errori grammaticali: maestrine e professorini, siete voi gli ignoranti

Ma quanto siete ignoranti i siciliani. Ma quanto siete subalterni. Ma rimettete subito al suo posto il cartello stradale che non presentava alcun errore grammaticale. Contrata è più giusto di contrada, essendone il termine più antico e Capitale della Cultura, Agrigento, non l’hanno fatta per i parcheggi e i centri commerciali. Per alcuni viene da Con-strata, un luogo dove per arrivarci serviva una strata, un lastricato, delle lastre di pietra: una lastrata, ché le lastre sono più culturali dell’asfalto, mi pare. O anche potrebbe venire da contrata appunto, in segno di contro, separata ma vicina alla civita. Contrata Caos, Luigi Pirandello ne sarebbe stato felice.

Così come la Valle di Tempi. Quella cosa è? È o non è una valle? E di cosa è piena quella valle? Di Templi. Anche se io avrei addirittura scritto Valle di Tempi, senza la elle, perché di Tempi ne è piena la Valle. E invece abbiamo perduto ogni poesia e ogni civiltà storica, in mano ai professorini con la bacchetta che a fronte della pioggerellina (sbrizzìa) di denaro pubblico vogliono subito estirparla ai poeti veri, che ancora frequentano il siciliano antico, gridando «commissariamo, commissariamo!» come se urlassero «Montalbano, Montalbano!».

Ma davvero pensate che la lingua italiana, finta, nata per unire questo popolo appiccicaticcio e delirante, espansasi grazie alla Radio Televisione Italiana, promulgata da quella sentina di delirio grammaticale che sono i nostri telegiornali, abbia più valore culturale del nostro dialetto a contrata Caos o nella Valle di Tempi? Perché così si pronunciano, ancora: Valle d’i Tempi (senza l) e ‘a Contrata Caos, unni nascìu coso (coso è sinonimo di vip, lo sanno tutti chi è coso, manco c’è bisogno di dire il nome).

Che noia tutte queste maestrine e professorini che ci rovinano persino il cartellone Anas. Anche la strada degli scrittori, mi suona male. Mi sa appunto di asfalto e catarifrangente. Quanto sarebbe stata bella la mulattiera degli scrittori, da praticare a dorso di mulo, con tutta la sfilza di assessori, sindaci, presidenti della mandorlata, ministri, collettivi di studenti, giornalisti colti, con gli scroti maciullati dalla sedda, dalla varda, e con il pacchio urlante per sfregamento da perizoma (pare che nella cuttura – dizione esatta – la donna intellettuosa – scritto così che deve fare rima con sciantosa – lo porti, il perizoma, uh se lo porta).
Perché, signori miei, la cuttura va guadagnata. Col sudore, non con lo spacchiamento dello sborone (i due termini provengono da sinonimi giaculaturi, giaculaturi nel senso più verace e quindi volgare, da volgo, compagni). Quindi, per favore, a dorso di mulo e non ci scatafracassate la minchia (l’aggiunta del cata è da kata: rompere i coglioni con la rincorsa in discesa). Rimettete il cartello che era giusto.
E ricordate Karl Kraus: «L’Apocalisse inizierà con un refuso».


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