Il Biondo, da Teatro a teatrino

La vicenda Teatro Biondo mostra ormai tutti i segni della decadenza. Intanto, perché è venuto meno alla sua ‘mission’ di Teatro Stabile e, in secondo luogo, perché fa registrare un vistoso calo degli abbonamenti e un altrettanto calo delle presenze di spettatori; inoltre, perché la sua scuola interna non funziona; infine, perché di originale produce esclusivamente le opere la cui regia è curata dal suo direttore artistico.

Per la gestione Puglisi-Carriglio (Gianni Puglisi, presidente, Pietro Carriglio, direttore artistico del Teatro) la città con i suoi talenti (autori, registi, scenografi, sceneggiatori, ecc.) non sembra esistere. Tutto il cartellone è impegnato da titoli prodotti altrove. Il che significa che la produzione culturale è assente e il Teatro Biondo, Teatro Stabile di Palermo, è stato ridotto a mera sede di consumo di produzioni da importazione. Come, del resto, ogni altra forma di consumo del capoluogo siciliano. (a destra, Gianni Puglisi, sotot a sinistra, Pietro Carriglio)

In campo artistico e culturale, tuttavia, la città non è priva di talenti: per esemplificare, se ne possono citare solo alcuni quali Emma Dante, Luigi Lo Cascio, Roberta Torre, Gigi Burruano, Tini Sperandeo, Daniele Ciprì, Roberto Alajmo, Pasquale Scimeca, Giuseppe Tornatore, ecc., i quali sono apprezzati altrove, nei Teatri classici (Siracusa), lirici (la Scala), premi internazionali (Oscar, Venezia, Cannes, Berlino, ecc), ma per le istituzioni culturali e artistiche di Palermo restano illustri sconosciuti. Queste, infatti, sono soltanto capaci di organizzare le loro piccole bottegucce per gestire il loro piccolo particolare, contrassegnate da una visione miope della realtà culturale, capace a stento di vedere la punta del proprio naso.

Il Teatro, che per sua natura è il luogo dove viene rappresentata in forma critica la realtà sociale della quale è espressione, nel nostro caso si riduce a mera riproduzione della realtà nella quale è inserito. Da qui il progressivo allontanamento degli spettatori che quella realtà oltre a viverla quotidianamente sulla propria pelle si trovano pure a subirla in palcoscenico. Uffa, che noia!

Noi ci aspettiamo molto dalla nuova amministrazione comunale, che è un socio importante del teatro Biondo. Una svolta radicale che recuperi al ruolo di teatro stabile il Biondo, che valorizzi la sua funzione di luogo di promozione artistica innanzi tutto, facendo funzionare la sua scuola, che premi i talenti locali (autori, registi, attori, scenografi, costumisti, ecc.), che avvii forme di sperimentazione utilizzando linguaggi innovativi, anche rischiando nella ricerca delle nuove forme espressive; che sia luogo di riflessione critica e non solo di svago o, peggio, di esibizione di uno ‘status’ sociale.

Non sarà facile, ma bisognerà provarci. Per conseguire questi risultati, va da sé, non è possibile contare in futuro sulla collaborazione dell’attuale vertice gestionale. Occorre aria nuova, aperta al futuro.

 


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La vicenda teatro biondo mostra ormai tutti i segni della decadenza. Intanto, perché è venuto meno alla sua 'mission' di teatro stabile e, in secondo luogo, perché fa registrare un vistoso calo degli abbonamenti e un altrettanto calo delle presenze di spettatori; inoltre, perché la sua scuola interna non funziona; infine, perché di originale produce esclusivamente le opere la cui regia è curata dal suo direttore artistico.

La vicenda teatro biondo mostra ormai tutti i segni della decadenza. Intanto, perché è venuto meno alla sua 'mission' di teatro stabile e, in secondo luogo, perché fa registrare un vistoso calo degli abbonamenti e un altrettanto calo delle presenze di spettatori; inoltre, perché la sua scuola interna non funziona; infine, perché di originale produce esclusivamente le opere la cui regia è curata dal suo direttore artistico.

La vicenda teatro biondo mostra ormai tutti i segni della decadenza. Intanto, perché è venuto meno alla sua 'mission' di teatro stabile e, in secondo luogo, perché fa registrare un vistoso calo degli abbonamenti e un altrettanto calo delle presenze di spettatori; inoltre, perché la sua scuola interna non funziona; infine, perché di originale produce esclusivamente le opere la cui regia è curata dal suo direttore artistico.

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