I pescatori chiedono un incontro urgente con l’assessore regionale Sammartino. Micalizzi: «Siamo in crisi»

Convocare gli stati generali della Pesca in Sicilia per discutere di caro gasolio, gestione dei fondi europei e concorrenza sleale. I pescatori chiedono un confronto urgente con l’assessore regionale Luca Sammartino per affrontare, con un faccia a faccia, questi temi che stanno affliggendo gli operatori del settore e che mettono a rischia centinaia di posti di lavoro. Ad essere interessati non ci sono soltanto i diretti interessati ma anche tutto l’indotto che ruota intorno fino ad arrivare ai ristoranti. Necessario un piano di rilancio e sviluppo del settore e, per tale motivo, auspicano la partecipazione di tutte le associazioni di categoria. Non si tratta, dopotutto, di una questione di bandiera o di schieramento ma della stessa sopravvivenza delle attività chiamate a fare i conti con difficoltà che stanno spingendo, sempre di più, ad abbandonare il ramo. Il tutto aprendo le porte o cedendo le quote di mercato a realtà straniere.

«Stiamo soffrendo da tempo – ha dichiarato Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani – siamo in crisi. Abbiamo fatto diversi scioperi per i rincari nel carburante, necessario per avviare le nostre imbarcazioni, per le norme europee. Non riusciamo più ad andare avanti. Bisogna affrontare questi problemi tutti insieme, con il presidente della Regione, con l’assessore regionale alla Pesca, con i pescatori anche non rappresentati nella Consulta regionale. Occorre un documento, una proposta per iniziare a programmare un Piano di Sviluppo che non è mai esistito e che abbiamo sempre chiesto. Chiediamo anche un cambio di passo nella gestione dei fondi europei, sfruttati fino ad oggi in maniera errata».

Ma a rincarare la dose delle problematiche che devono affrontare ci sono aspetti apparentemente estranei come la cura dell’Ambiente. «Serve maggiore attenzione – continua – verso il Mare. L’inquinamento sta distruggendo. Occorrono più controlli». C’è poi il fattore concorrenza sleale da parte dei «dilettanti. Spesso – chiosa – sono insospettabili che vanno a pescare e poi vendono il pescato ai ristoranti e alle case del pesce. Non abbiamo nulla di contrario alla pesca per uso personale ma non possiamo accettare gli abusivi».


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