Alfredo Renda voleva essere il monopolista del caro estinto. Per riuscirci avrebbe goduto di una rete di collaboratori pronti a tutto. A fare luce sulla vicenda sono stati i carabinieri dopo la denuncia di un concorrente. Nel mirino del gruppo anche alcuni infermieri
I defunti e gli affari, «occupazione militare» dell’ospedale A Caltagirone furti alle salme, minacce e danneggiamenti
Dodici mesi di indagini per fare luce sul business delle onoranze funebri all’ospedale Gravina di Caltagirone. Tutto è partito grazie alla denuncia, inizialmente contro ignoti, del titolare di una società concorrente. L’imprenditore ai carabinieri svelò, a marzo 2019, l’esistenza di una vera e propria «occupazione militare del nosocomio» da parte di un gruppo che sarebbe stato capeggiato da Alfredo Renda. I militari, giorno dopo giorno, hanno messo insieme i tasselli della vicenda e fatto luce su una presunta associazione a delinquere che aveva come obiettivo unico la gestione, in via esclusiva, dei servizi funebri e del trasporto dei pazienti non deambulanti.
Gli addetti della società, con sede a Caltagirone, non avrebbero risparmiato nessuno, arrivando a minacciare, pure di morte, il personale sanitario dell’ospedale calatino. Un infermiere, secondo quanto ricostruito dai militari sotto il coordinamento della procura diretta da Giuseppe Verzera, è stato aggredito soltanto per avere cercato di fare rispettare i protocolli sanitari per evitare il contagio da Covid-19.
Le azioni violente consistevano anche in danneggiamenti di arredi funerari di ditte concorrenti sistemati a ornamento della sala mortuaria, nei furti di parti di essi, nonché nell’appropriazione dei talloncini identificativi collocati sulle salme – in un’occasione lo stesso talloncino veniva strappato addirittura da un piccolo feto – sempre al fine di assicurare per sé il rintraccio dei parenti ai quali proporsi per le onoranze funebri e, al contempo, per evitare che altri concorrenti nel settore potessero entrare in possesso delle informazioni anagrafiche contenute. Numerose sono state le violazioni perpetrate all’interno delle camere mortuarie, nel corso delle quali, con vere e proprie perquisizioni delle salme e minuziose ricerche, gli appartenenti all’associazione si sono appropriati di monili, oggetti preziosi o semplici coroncine del rosario posizionate tra le mani dei defunti.
L’indagine ha consentito anche di accertare un episodio di istigazione alla corruzione che ha coinvolto un operatore in servizio presso il Pronto soccorso dell’ospedale, il quale avrebbe sollecitato un appartenente all’associazione a delinquere alla dazione di una somma di denaro come controprestazione per la segnalazione di un paziente non deambulante che necessitava di trasporto in ambulanza. Insieme a Renda avrebbero agito con ruoli apicali Paolo Agnello e Massimiliano Indigeno – entrambi finiti in carcere – ritenuto anche il cassiere dell’organizzazione. In quest’ultima, secondo le accuse, c’erano inseriti pure Davide Annaloro, Alberto Agnello, Giuseppe Milazzo e Massimo Gulizia. Come concorrente esterno viene, invece, indicato Raffaele Sciacca nei cui confronti è scattato l’obbligo di dimora.