I Brightsides e gli intramontabili ’70

”Cover band dei Pink Floyd, i Brightsides, mi sembrano perfetti per “raccontarci” quegli  anni in cui il rock diventa arte di massa diffusa in tutti il mondo:cioè musica di larga diffusione,POP, ma utilizzando lo STILE ROCK. Ormai il rock, da  musica dei giovani, è diventato musica per tutti: questo perché i “giovani” sono diventati “adulti” e hanno continuato ad amare e consumare quello stesso tipo di arte.” R.Milone (Coordinatore del Medialab/storia del Rock)

Imperdibile l’incontro che si terrà il prossimo mercoledì presso i locali della nostra facoltà, i Brightsides si raccontano a Step1 e sulle note di Money non possiamo che riprometterci di andarli a sentire dal vivo.
Protagonisti dello scenario catanese, questi non giovanissimi fanatici del rock psichedelico, affetti da “un disturbo ossessivo compulsivo nei confronti dell’arte musicale”, decidono di formare una band che continua ad essere unita fin dall’ormai lontano 1994.
Cinque personaggi, gruppo assortito, la cui vita oggi ha intrapreso strade completamente diverse: chi ricercatore scientifico sul farmaco, chi ormai pensionato o proprietario di una profumeria. Si sono raccontati per noi sulla scia delle parole dello storico membro del gruppo Savaltore Cosentino: “Abbiamo cominciato suonando dei revival anni ’60, principalmente il nostro scopo non era quello di fare serate, ma di divertirci e far divertire i nostri amici ai quali ci sentivamo uniti dalla passione della musica di quegli anni”.

Affascinati dai Genesis, Deep Purple, Black Sabbath, i nostri Brightsides non hanno potuto fare a meno di concentrarsi su qualcosa di più e colpiti dalle note psichedeliche dei Pink Floyd, sono diventati una coverband dei loro stessi maestri. Ma lo spirito psicheledico di quegli album non era apprezzato, cosi la tribute band ha dovuto circoscrivere il loro repertorio dallo storico ”The dark side of the moon”, all’altrettanto appezzato “The wall”.

Abbiamo chiesto a Savaltore Cosentino, alias Syd – come l’indimenticabile Syd Barret, primo e storico chitarrista dei Pink Floyd – , cosa ne pensa di quello che si chiama, se pur impropriamente, rock moderno: ”Del resto, come gli altri componenti, sono rimasto molto deluso dai nuovi movimenti musicali, quali punk e grunge che hanno invaso e travolto le culture dei giovani d’oggi; d’alta parte però sono affascinato dal new progressive o dal dark metal, nonostante questa rimanga una musica “nascosta”; purtroppo sono ancora pochi quei locali che si riservano di organizzare questo genere di serate”.
I Brightsides eseguiranno in scaletta le più belle canzoni dei Pink Floyd: da Wish you were here a Run like hell, da Confortably numb a Us and them; e dato che il tema dell’incontro di mercoledì sarà “Il rock fenomeno planetario, gli anni 1967-77”, stravolgeranno il loro classico repertorio, eseguendo brani di Hendrix, Deep Purple, Led Zeppelin, Eagles, Clapton, Jackson Browne, Springsteen e Black Sabbath.

Il nostro “Syd” si è svelato clamorosamente preoccupato dalla supposizione che i giovani d’oggi siano ormai lontani dalla loro musica, che siano orientati verso qualcosa di nuovo ed alternativo; ma non è affatto così, il rock anni settanta, quel rock che ha fatto la storia, quella musica che si afferma anche come mezzo di trasgressione ed aggregazione verso una lotta politica, non potrà mai tramontare, è ancora vivo ed ha numerosissimi fans di giovane età, che hanno scoperto questa passione dai loro genitori e che la trasmetteranno a loro volta. Dimostriamogli la nostra devozione verso i promotori di questo genere musicale, affluendo in molti alla loro performance.


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