I ‘baroni’ in trincea

Critiche al governo, tantissime. Autocritica, giusto un pizzico. I docenti universitari, compresi quelli che chiamano baroni, si ritrovano a protestare, fianco a fianco, con studenti e amministrativi. Troppo penalizzante per il mondo accademico la riduzione dei fondi imposta dall´esecutivo di Palazzo Chigi.
E siccome a pagarne le conseguenze saranno tutti i protagonisti dell´Università, eccoli allora uniti e compatti nella lotta: dal magnifico rettore allo studente più scavezzacollo.
«Credo che in termini di partecipazione spontanea non si assistesse a una mobilitazione di questo genere da almeno trent´anni», osserva Roberto Lagalla, fra pochi giorni rettore dell´Ateneo palermitano. «Domani (oggi, ndr) prenderò parte all´assemblea di Medicina. Spero che le manifestazioni che si stanno organizzando risultino utili a sensibilizzare il governo. Premesso che tutte le riforme degli ultimi anni sono state peggiorative, credo che quella appena approvata sia oltremodo pericolosa perché riduce il problema alla dimensione economico-finanziaria. Noi non ci sottraiamo al confronto, non abbiamo paura di metterci in discussione, però il governo tenga conto delle istanze che arrivano dall´Università».
Istanze che, a sentire il preside di Giurisprudenza, Giuseppe Verde, si sarebbero potute presentare anche prima. «I tempi di questa protesta sono un po´ strani – afferma il docente di Diritto costituzionale che oggi, a partire dalle 9, sospenderà le lezioni per dare spazio al dibattito – I tagli ai fondi erano già stati resi pubblici a giugno: avremmo potuto dire la nostra fin da allora, mettendo in piedi una protesta anche diversa da quella attuale. Insomma, dovevamo muoverci prima e invece lo abbiamo fatto solo dopo che in piazza era scesa la scuola. Ci siamo messi a rimorchio».
Contro il rischio dell´asfissia finanziaria verranno organizzate diverse forme di lotta. «Siamo tutti convinti che questa riforma porterà al fallimento dell´Università – afferma Valeria Militello, che insegna da associato Fisica applicata a Medicina e da qualche giorno divulga, non solo agli studenti universitari, le ragioni della protesta – I cortei come quello di domani (oggi, ndr) non bastano. Bisogna organizzare incontri, dibattiti e quanto serve a tenere alta l´attenzione per tutto il tempo che sarà necessario».
Al corteo di questa mattina parteciperà pure il preside di Lettere, Vincenzo Guarrasi, che prima di sfilare con i ragazzi aprirà l´assemblea di facoltà in programma dalle 9 alle 11. «Aderisco alla protesta perché l´Università rischia di estinguersi – dice – I professori non scendono in strada per rivendicare privilegi, altrimenti gli studenti non sarebbero al loro fianco. Purtroppo a volte la politica si colloca a una distanza enorme dal Paese reale».
Alla manifestazione di oggi assicura la presenza anche Teresa Cannarozzo, docente di Urbanistica alla facoltà di Architettura: «Tornerò apposta da Agrigento – promette – Il governo sta colpendo troppi segmenti sociali tutti insieme, e occorre far sentire la nostra voce. L´Università ha fatto di necessità virtù già con le precedenti riforme. Ma ora non si può più: come si fa ad accettare che ogni cinque colleghi che vanno in pensione ne subentri soltanto uno?».
Pietro Busetta, ordinario di Contabilità nazionale e Analisi dei processi sociali a Economia e commercio, oggi sospenderà le lezioni per dare spazio all´assemblea di facoltà: «Tagliare i fondi come disposto dal governo è pericolosissimo – attacca – Finiremo dietro i Paesi in via di sviluppo. India e Cina ci battono sulla manodopera e questo è scontato. Da tempo però stanno conquistando terreno nell´alta specializzazione, dove noi abbiamo sempre concentrato la nostra forza. Adesso, con il taglio agli investimenti, rischiamo di perderla. Capisco che è necessario ridurre la spesa pubblica ma è troppo facile, e dannoso, intervenire con l´accetta».


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