La gestione dell’edilizia residenziale pubblica in Sicilia, affidata agli Istituti Autonomi Case Popolari (IACP), è una delle contraddizioni più stridenti dell’Isola. A fronte di un patrimonio edilizio che supera i 2,4 milioni di unità abitative per circa 2 milioni di nuclei familiari residenti, la Regione registra tra le 400 e le 500mila abitazioni non occupate […]
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Gli Iacp in Sicilia: tra casse vuote e poltrone riempite dalla politica
La gestione dell’edilizia residenziale pubblica in Sicilia, affidata agli Istituti Autonomi Case Popolari (IACP), è una delle contraddizioni più stridenti dell’Isola. A fronte di un patrimonio edilizio che supera i 2,4 milioni di unità abitative per circa 2 milioni di nuclei familiari residenti, la Regione registra tra le 400 e le 500mila abitazioni non occupate o sfitte. Tradotto: quasi una casa su sei lasciata inutilizzata. Eppure l’emergenza abitativa è drammatica, con oltre 40mila famiglie in attesa di un alloggio sociale. A causa di immobili vecchi e criticità gestionali. A partire dalle scelte della politica regionale che sembra pensare più alle poltrone che all’efficienza.
La mappa provinciale dei beni Iacp
L’Iacp di Agrigento amministra un patrimonio di circa 7.500 unità immobiliari distribuite su 43 Comuni della provincia, comprese le isole minori. A Messina l’istituto ne ha poco meno della metà, circa 3.500, in un contesto urbano segnato da baraccopoli e polemiche. Negli ambiti metropolitani di Palermo e Catania, gli Iacp governano diverse migliaia di immobili collocati nelle periferie ad alta densità abitativa e degrado strutturale. Il quadro complessivo dell’Isola si completa con la rete patrimoniale coordinata dagli Iacp di Trapani, Siracusa, Caltanissetta, Ragusa ed Enna, i cui complessi residenziali risalgono nella quasi totalità ai decenni della seconda metà del Novecento.
Burocrazia lenta e casse vuote
Alla base degli immobili non disponibili, spesso, c’è la lentezza della burocrazia. Nel riassegnare gli alloggi liberati dai precedenti inquilini, esponendo i locali a deterioramento o all’occupazione abusiva. Un aspetto che fa il paio con la grave sofferenza finanziaria degli Iacp. Dove la teoria dell’autofinanziamento – con i canoni sociali d’affitto pagati dagli inquilini – si scontra con tassi di morosità insostenibili. Stimati intorno al 70 per cento nel caso dell’Iacp di Agrigento. Nonostante affitti mensili tra i 52 e i 70 euro. E non va meglio nelle altre province, con il risultato zero risorse per la manutenzione. Questione che ad Agrigento si sta provando a superare con l’affidamento della riscossione all’Agenzia delle Entrate. Tra pignoramenti e fermi amministrativi, ma anche rateizzazioni. Mentre l’Iacp di Trapani ha intensificato le azioni di recupero crediti e gli sfratti per morosità.
La dipendenza dai contributi pubblici
Anche la vendita degli alloggi ai locatari sembra non aver dato gli effetti sperati: con una perdita di immobili, senza profitti tali da poterne sistemare o acquistare altri. In questo stato di cose, l’unica risorsa restano i fondi pubblici: tra programmi regionali, nazionali ed europei. Quando ci sono. Interventi di riqualificazione come quelli ai complessi edilizi di Belpasso, per l’Iacp di Catania, o le palazzine a Caltanissetta, Palermo e Messina diventano cantieri episodici. Non in grado di soddisfare il fabbisogno. E con una incertezza sui valori patrimoniali, sottolineata anche dalla Corte dei conti. Una dipendenza pagata in termini di commissariamenti straordinari degli Iacp e dell’uso che la politica ne fa. Come posti di sottogoverno per ex parlamentari regionali o figure vicine ai partiti.
Tutti i nomi voluti dalla politica
Si va dal segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Giovanni Moscato, commissario all’Iacp di Ragusa, a Francesco Occhipinti, già vicesegretario locale di Forza Italia, alla guida di Enna. Ci sono poi vari ex deputati regionali di centrodestra: da Giuseppe Picciolo, a capo del cda a Messina, a Francesco Riggio, presidente a Palermo. Oltre all’aspirante deputato nel 2017 con la lista Diventerà bellissima, Angelo Sicali, riconfermato a Catania. E anche chi è stato sia ex onorevole che sindaco, in quota Forza Italia, dello stesso Comune dell’istituto che guida: come Antonino Garozzo ad Acireale. Tra gli ex primi cittadini si annovera anche Calogero Valenza, alla guida dello Iacp di Caltanissetta, già sindaco di Mussomeli e alfiere dalla Dc. C’è poi Alessia Scorpo, candidata alle Europee 2024 con Fratelli d’Italia, riconfermata all’Iacp di Siracusa. E Vincenzo Scontrino, nome noto del centrodestra locale, a Trapani. A questi si aggiunge Pietro Medici, in quota Noi Moderati, alla guida dello Iacp di Agrigento.
Dieci poltrone al posto di un’unica agenzia
Dalla provvisorietà dei mandati commissariali si è passati, insomma, ai vertici legali all’instabilità della politica regionale. La stessa che, in questi anni, ha preferito mantenere dieci distinti enti, con dieci poltrone. Piuttosto che procedere all’unificazione della gestione dell’edilizia sociale all’interno di un’unica agenzia regionale. Come scelto da altre regioni per questioni di efficienza. Anche al Sud: dove Campania, Puglia e Sardegna hanno abbandonato il modello Iacp per un’unica cabina di regia.