A Gela è allarme per schizofrenia paranoide da crack tra i giovanissimi: «Almeno un nuovo caso a settimana»

Nel cuore di una città che da anni fa i conti con la disoccupazione e l’abbandono scolastico, sta nascendo una nuova emergenza. Invisibile ma devastante. Si chiama schizofrenia paranoide da crack. A Gela (in provincia di Caltanissetta) cresce il numero di adolescenti che finiscono in ospedale in preda a deliri e paranoie. La diagnosi è quasi sempre la stessa: schizofrenia paranoide indotta da crack. Un’epidemia silenziosa, che rischia di travolgere un’intera generazione. I numeri parlano chiaro: «Ormai abbiamo almeno un nuovo caso a settimana – racconta a MeridioNews Giuseppe Arancio, responsabile del Centro di salute mentale di Gela – Ragazzi che si sentono braccati, perseguitati, convinti di essere osservati ovunque. E tutto comincia da una pipetta fumata nel silenzio di un garage, o nel buio di una piazzetta dimenticata».

Il meccanismo è semplice e crudele. Il crack, derivato della cocaina, offre un effetto intenso ma brevissimo: una manciata di minuti. Venti, al massimo. Poi il vuoto, la caduta, la necessità di assumere di nuovo. «È proprio in quel bisogno compulsivo di mantenere lo sballo – spiega Arancio al nostro giornale – che si annida il danno. Si abusa in poco tempo, e la mente collassa». Allucinazioni, stati persecutori, deliri paranoici: il quadro si ripete con inquietante regolarità. Non sono solo i numeri clinici a preoccupare. A fare da cartina al tornasole c’è l’aumento dei trattamenti sanitari obbligatori (Tso). Adolescenti, giovani e giovanissimi in preda al panico, accompagnati in ospedale dalle forze dell’ordine o da genitori disperati. «L’età media dei pazienti si è abbassata drasticamente – continua il medico – I primi contatti con la droga ora arrivano già anche a 14 o 15 anni. E, in mezzo, ci sono spesso pure ragazzi insospettabili».

Dietro la diffusione del crack, c’è un mercato ben oliato e in forte espansione. Le mafie locali hanno spostato il core business proprio sullo spaccio di stupefacenti, abbattendo i prezzi per aumentare il consumo. In strada, una dose costa meno di una pizza. Il problema è che anche la risposta sanitaria sta crollando sotto il peso di questa nuova emergenza. «Siamo in pochi – denuncia Arancio – Attualmente due medici. Uno andrà via a luglio. Le richieste d’aiuto aumentano, ma le risorse non bastano. Fortunatamente – aggiunge – possiamo contare su una psicologa a tempo pieno e su uno psicologo a tempo parziale. Servirebbe almeno un rafforzamento immediato. Lo abbiamo chiesto e adesso, con fiducia, attendiamo risposte».

Nel frattempo, il crack continua a serpeggiare nei quartieri popolari come in quelli cosiddetti bene. Perché questa droga, più di altre, abbatte ogni barriera sociale e colpisce chiunque. Basta il contatto con la dose sbagliata, il giorno sbagliato, nel posto sbagliato. A Gela, la psichiatria ha già lanciato l’allarme. Ma il rischio è che resti inascoltato. E intanto, una generazione intera vacilla, mentre le famiglie si ritrovano a combattere da sole contro una sostanza che non lascia scampo. «Se non si interviene ora – avverte Arancio – questa non sarà più un’emergenza. Sarà una strage lenta».


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