Corleone, il funerale di madre e figlia. Il vescovo: «Da soli non ce la possiamo fare»

A Corleone, oggi, è stato il giorno del funerale della 78enne Lucia Pecoraro e della figlia 47enne Giuseppina Milone. «Oggi per noi, che accompagniamo Giusi e Lucia nel loro misterioso ultimo passaggio dall’esistenza terrena a quella celeste, è ancora più chiaro che da soli non ce la possiamo fare». Sono state queste le prime parole dell’arcivescovo di Monreale Gualtiero Isacchi durante il funerale di mamma e figlia. Entrambe trovate morte, nella mattinata di sabato 6 dicembre, all’interno della loro abitazione nella cittadina in provincia di Palermo. Secondo quanto emerso finora, la 78enne avrebbe ucciso la figlia disabile e poi si sarebbe tolta la vita.

Le parole dell’arcivescovo al funerale di madre e figlia a Corleone

«La nostra umanità, senza te, senza la tua grazia, scivola facilmente nel baratro del non senso. Da lì annaspiamo alla ricerca di ragioni di vita e di speranza e spesso lo facciamo nella direzione sbagliata e restiamo soli. Nella nostra solitudine – ha detto l’arcivescovo Isacchi durante il funerale di madre e figlia a Corleone – tocchiamo l’abisso della disperazione, diventando capaci esclusivamente di violenza, di guerra, di discriminazione, di egoismo». Parole pronunciate durante l’omelia nel corso delle esequie di Lucia e Giusi.

Un gesto «senza segnali premonitori»

Un pensiero è andato poi ai parenti che restano. Il marito di Lucia e padre di Giusi era morto circa otto mesi fa. «Ci stringiamo intorno al fratello di Lucia e zio di Giusi, Andrea, a sua moglie Fina, ai nipoti Paola, Maria e Antonino e alle loro famiglie. Con loro oggi – ha detto l’arcivescovo – condividiamo il dolore e lo sconcerto di quanto accaduto, ma anche la speranza che ci viene dalla fede. Il gesto di Lucia è stato inaspettato. Senza segnali premonitori si è abbattuto su questa comunità corleonese. È stato inutile – sottolinea – cercare di capirne il perché. Tutti i nostri ragionamenti e calcoli sulle difficoltà, la solitudine, lo stato d’animo, l’assistenza, il sostegno, non trovano conferme nella concreta realtà di Lucia e di Giusi».

«La via del silenzio senza giudizio»

Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale

Parlando poi di Lucia e Giusi, il vescovo ha affermato che erano persone «conosciute, amate, inserite e accompagnate sia dalla comunità civile come da quella cristiana. Erano parte anche di un’altra comunità, quella dei piccoli di Gesù. Giusi, era ed è una piccola di Gesù, un’anima bella. Chi sapeva entrare nel suo mondo e nel suo modo espressivo – ha proseguito Isacchi – ne coglieva tutta la dolcezza e la sensibilità. Chiedeva attenzioni e amore speciali, ma restituiva amore e attenzioni altrettanto speciali. Lucia era una mamma attenta, premurosa, inserita nella vita comunitaria. Cosa l’abbia spinta a questo gesto drammatico non ci è dato comprendere. Ne cogliamo il peso e la drammaticità – ha sottolineato l’arcivesco – ma scegliamo di restare in silenzio. Perché qualsiasi parola umana non sarà mai in grado di comprendere il mistero di una mamma e di una figlia che hanno cessato di vivere. Scegliamo, dunque – conclude – la via del silenzio e della preghiera sospendendo ogni giudizio».


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