Formazione/Scandalo Messina: pagheranno i lavoratori?

Devastante l’impatto sociale conseguente al provvedimento di sospensione dell’accreditamento, annunciata ieri dall’assessore regionale al ramo, Nelli Scilabra, per gli Enti di formazione coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina.

Sarebbero duecentocinquanta i lavoratori a rischio per effetto del l’annunciata direttiva di sospensione delle attività formative a valere sull’Avviso 20. Infatti, a seguito degli arresti eccellenti ad opera della magistratura messinese, gli Enti formativi coinvolti, cioè Lumen, Aram ed Ancol, subiranno il blocco dei finanziamenti che avranno effetti negativi sulle retribuzioni del personale dipendente.

Centocinque i lavoratori dell’Aram a rischio licenziamento, sessanta quelli della Lumen ed ottantacinque quelli dell’Ancol. A questi vanno aggiunti i sessantaquattro i lavoratori licenziati dall’Aram e i cinquantotto licenziati dell’Ancol nei mesi scorsi attraverso l’applicazione della procedura di messa in mobilità di cui agli articoli 4 e 24 della legge 223 del 23 luglio 1991.

Comprendiamo le ragioni che hanno spinto il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore per l’Istruzione e la Formazione professionale, Nelli Scilabra, a procedere alla immediata sospensione dell’accreditamento di tutti gli enti coinvolti nello scandalo messinese, ma ci allarma il silenzio del Governo regionale in merito alla salvaguardia del personale dipendente, che ad oggi appare estraneo ai fatti contestati dall’autorità giudiziaria.

Oltre al mantenimento del posto di lavoro emerge, nella sua drammaticità, la questione delle mensilità maturate e non percepite dai dipendenti dei citati Enti. Sarebbero venti le mensilità maturate dai lavoratori dell’Ancol, sei quelle maturate dai lavoratori della Lumen e dieci per quelli dell’Aram.

Per quest’ultimo Ente, ad incidere sul mancato riconoscimento delle mensilità maturate, il blocco dei mandati di pagamento attivato dall’amministrazione regionale per effetto dei decreti di recupero coattivo delle somme ottenute negli anni pregressi come extrabudget (integrazione a finanziamento). Vicenda per la quale è in corso il processo davanti la Corte dei Conti che vede coinvolti politici e burocrati che dal 2007 hanno avuto a che fare con la formazione professionale.

Torniamo ai numeri. Sarebbero circa sessantamila le ore di formazione erogate da Ancol (ventimila ore), Aram (ventiquattromila ore) e Lumen (sedicimila ore), per un finanziamento complessione, a valere sul citato Avviso 20, di circa sette milioni di euro. Manette per i responsabili degli Enti sotto accusa.

E i lavoratori? Quale il futuro per i dipendenti di questi enti , già precarizzato dall’attuale situazione del settore della formazione? Tutti a casa perché qualcuno è stato scoperto con le mani nella marmellata? Cosa prevede la legge in casi come questo?

Si potrebbe applicare l’ipotesi di commissariamento in attesa che la legge faccia il suo corso? Come salvare questi posti di lavoro? Chi salderà i conti delle mensilità pregresse maturate dai lavoratori?

Grossi punti interrogativi che sicuramente non migliorano le prospettive di questi circa duecentocinquanta lavoratori che vivono questa notizia di cronaca come una mannaia sul proprio destino.


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