Fondi Ue: dalle arance alle tasche dei soliti amici

Questo articolo è stato pubblicato all’inizio di questa settimana da La Voce di New York. Siccome in Sicilia non è cambiato nulla, lo riproponiamo. 

NEL 2007 L’UNIONE EUROPEA HA STANZIATO 2,1 MILIARDI DI EURO PR SOSTENERE IL SETTORE RURALE SICILIANO. I SOLDI SONO STATI SPESI, MA L’AGRICOLTURA RESTA IN CRISI. LA REGIONE NON SENTE IL BISOGNO DI SPIEGARE DOVE SONO FINITI QUESTI SOLDI. NE’ LO CHIEDE BRUXELLES. QUESTA E’ LA SICILIA NELL’ANNO DI GRAZIA 2014

di Giulio Ambrosetti

Immaginate se in uno Stato americano venissero stanziati 2 miliardi di dollari per l’agricoltura. Per sostenere le aziende che producono agrumi o mandorle. Immaginate che, dopo cinque anni, i soldi siano stati utilizzati tutti. Trattandosi di soldi dei cittadini – cioè presi con le tasse pagate dai cittadini – e utilizzati per sostenere un settore economico importante, il Governo dello Stato americano dovrebbe far sapere ai propri cittadini come ha speso questi soldi pubblici. Per raccontare ai cittadini chi li ha percepiti e che effetti positivi, questi 2 miliardi di dollari, hanno sortito ai fini del rilancio economico dell’agricoltura dello Stato.

Ora provate a immaginare cosa succederebbe se questo Stato Usa, che ha speso 2 miliardi di dollari per sostenere i propri agricoltori, decidesse di non fare sapere ai cittadini dello stesso Stato come ha speso questi soldi. Di più: immaginate se, alla fine, si venisse a scoprire che i soldi sono stati spesi, ma gli agricoltori di questo Stato americano che producono agrumi o mandorle sono ancora in crisi. Immaginate se si venisse a sapere che i 2 miliardi di dollari – stanziati per i produttori di agrumi o di mandorle – alla fine, sono sì stati spesi, ma non sono andati né ai produttori di agrumi, né ai produttori di mandorle.

Immaginate se in questo Stato americano si scoprisse che i 2 miliardi di dollari sono finiti nelle tasche di finti agricoltori: cioè di finti produttori di agrumi o di mandorle. Immaginate cosa succederebbe in questo Stato americano se si venisse a scoprire che i 2 miliardi di dollari, stanziati per gli agricoltori che producono agrumi o mandorle, sono in realtà finiti nelle tasche di amici e persino di parenti del Governatore dello Stato e di amici e parenti di funzionari pubblici.

Tutto questo in America è inimmaginabile. Dalle vostre parti è inimmaginabile che soldi pubblici destinati agli agricoltori finiscano a falsi agricoltori amici di politici e alti burocrati. Ed è inimmaginabile che la Giustizia e la stessa politica, davanti a fatti del genere, rimangano con le mani in mano. Ed è inimmaginabile, in America, che si spendano 2 miliardi di dollari pubblici senza spiegare ai cittadini come sono stati spesi.

Bene, Tutto quello che negli Stati Uniti d’America è inimmaginabile, nell’Unione europea – e in particolare in Sicilia – è all’ordine del giorno. Pensate: nel 2007 l’Unione europea ha stanziato 2,1 miliardi di euro per il settore rurale della Sicilia. Cioè per sostenere l’agricoltura.

Quasi tutti i soldi sono stati spesi. Ma l’agricoltura siciliana è in crisi. Nella tasche di chi sono finiti questi soldi? Non si sa. La Regione siciliana – Regione italiana autonoma, assimilabile a uno Stato americano – non ha comunicato a chi sono stati erogati questi soldi. Non c’è un solo documento ufficiale. Nulla di nulla.

Il Governo della Regione siciliana di Rosario Crocetta – quel signore che va in tv e sui giornali a parlare di antimafia e di legalità – fino ad oggi, si è guardato bene dall’organizzare una conferenza stampa distribuendo ai giornalisti un report con l’indicazione sul come sono stati spesi questi 2,1 miliardi di euro.

L’aspetto ancora più grave – secondo noi gravissimo – è che nemmeno l’Unione europea ha sentito il dovere di far conoscere ai siciliani e a tutta l’Europa come sono stati spesi in Sicilia questi 2,1 miliardi di euro. Sotto il profilo strettamente ‘giuridico’, a Bruxelles non gliene può fregare di meno.

Siamo davanti al trionfo della vischiosità: ovvero ai fondi pubblici spesi senza alcun controllo. E si tratta, signori, di 2,1 miliardi di euro! Una cifra enorme. Eppure, nessuno interviene.

Del resto, nell’Europa della Massoneria finanziaria, dello spread, delle banche che ‘inghiottono’ oltre il 40 per cento del Pil dell’Unione europea chi dovrebbe prendersi la briga di controllare la spesa pubblica? Per giunta in Sicilia dove la mafia comanda?

Come potere notare, all’insegna dei fondi europei, la Sicilia mafiosa si è perfettamente ‘integrata’ nell’Unione europea dell’euro e dello spread. Due ‘mondi’ che si complimentano all’insegna della vischiosità e della totale assenza di ‘trasparenza’ amministrativa. Con politici e alti burocrati che si fanno i cavoli loro (la dizione sarebbe un’altra…).

Volete sapere di più? Ve lo diciamo. Una parte di questi 2,1 miliardi di euro è finita nella tasche di politici siciliani, di parenti di politici siciliani (mogli e figli), di amici di politici siciliani e di figli e parenti di alti burocrati dell’Amministrazione pubblica della Regione siciliana. Quello che scriviamo, in un paese ‘normale’, sarebbe gravissimo. In Sicilia – nella Sicilia perfettamente ‘integrata’ nell’Unione europea dell’euro, dello spread e della Banca centrale europea (Bce) – tutto questo è normale. E non gliene frega niente a nessuno. Tutti – a cominciare dalle tante ‘autorità’ – girano la testa dal’altra parte.

Questa – al di là delle ‘minchiate’ che vi raccontano i tanti ‘Professionisti dell’Antimafia’ ancora in sella, a Roma come a Palermo – è la Sicilia nell’anno di grazia 2014. E questa è l’Unione europea. Il resto sono altre ‘minchiate’.

 


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