Federer, la leggenda trionfa a Wimbledon

di Roberto Salerno

Difficile, davvero difficile non dare fiato alle trombe della retorica, dopo la finale di ieri all’All England Lawn Tennis and Croquet Club di Church Road, Wimbledon. Roger Federer si è consegnato ai libri di storia e si appresta a lasciare la cronaca per assurgere al rango di leggenda sportiva. E se vi pare che adesso si stia esagerando, ricordatevi che qui si parla di un giovane uomo di neanche 31 anni che ieri ha giocato, e naturalmente vinto, la sua ottava finale di Wimbledon, come nessuno mai prima di lui; nessuno ha giocato un numero di finali slam così alto (24) e nessuno ne ha vinte quanto lui, ieri è stata la diciassettima.

Ma servirebbero pagine e pagine per continuare con i suoi record e qui si deve invece ringraziare un tennista che è più grande persino dei suoi numeri. Composto, elegante, fantasioso, capace di far esclamare a vecchi e consumati campioni che ne hanno viste tante “vedi? quel colpo lì è impossibile”, di convincere un ottimo romanziere a definirlo “esperienza religiosa”, dispensatori di migliaia di “Federer Moments” lo svizzero è stato qualcosa come Pelè e Maradona insieme, per il tennis.

Questi ultimi due anni sembravano preludere ad un lento e inesorabile declino, sopravanzato da due ragazzi di 25 anni nel pieno della loro maturità atletica e che avevano sfruttato perfettamente le opportunità che offrono le nuove racchette e, perché no?, i nuovi aiuti della chimica.

Dal giugno del 2010, quando Soderling mise fine ad un altro dei suoi assurdi record, quello delle 21 semifinali slam consecutive (in tutto sono 32, manco a dirlo, record anche questo) Federer ha un po’ arrancato dietro ai due mostri Nadal e Djokovic. Ma non si è disunito, è riuscito a prendersi lo stesso le sue soddisfazioni, soprattutto al master di fine anno, quando si arriva un po’ scarichi, mentalmente e fisicamente, e allora conta solo il talento, ha superato le brutte delusioni dei tre slam dell’anno scorso e da settembre è ridiventato praticamente ingiocabile.

Ieri, questo straordinario atleta, non ha avuto vita facile. Dall’altra parte della rete un cavaliere assai valente, anche lui smanioso di scrivere pagine luminose sul grande libro della storia del tennis. Lo ha severamente impegnato e si è ritrovato ad un passo dall’andare a servire per condurre due set a zero.

Lì Andy Murray ha tentennato, non ha giocato benissimo una delle due palle break, all’altra ci ha pensato il servizio di Roger e quando il britannico è andato a servire per pareggiare il conto dei game, Federer ha giocato 4 punti fantastici con gli ultimi due chiusi da volée all’altezza di quelle di Edberg o McEnroe.

Andati sul set pari, un po’ di pioggia costringeva gli organizzatori a chiudere il tetto. Mezzora dopo, un Federer rinfrancato dalla mancanza di vento che lo aveva un po’ distratto, cominciava a dare molta pesantezza ai suoi colpi creando delle crepe sempre più larghe nella difesa di Murray. Lo scozzese finiva col capitolare nel lunghissimo sesto gioco del terzo set, durato venti minuti e trenta punti, quando Federer gettava al vento 5 palle break, ma la sesta era quella buona che gli permetteva di staccare Murray, che non lo prenderà più.

Il finale era straziante, con lo sconfitto in lacrime di fronte ai 16.000 del Centre Court e il nuovo numero uno della classifica mondiale, altro record ci mancherebbe, che lo consolava dicendosi sicuro che prima o poi toccherà anche a lui vincere qui, dove oggi stava piangendo.

Ci si domanda adesso cosa mai potrebbe fare ancora di più lo svizzero. Chi scrive lo vorrebbe rapito dagli angeli e portato a Basilea, chiuderla qui, lasciare quest’immagine gloriosa a chi da 10 anni ne canta le gesta. Ma tra tre settimane c’è il torneo olimpico. E quest’anno si gioca a Wimbledon, il Re ha ancora un lavoro da completare.

Wimbledon Finale s.m. Federer b. Murray 4/6 7/5 6/3 6/4

Foto di Federer tratta da simonesalvador.blogspot.com

 

 


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