Foto di carabinieri

Fabi: La Sicilia al primo posto per rapine in banca, Catania la provincia più colpita

«Si registra un decremento delle rapine in banca in tutto il Paese, ma la Sicilia occupa il primo posto in questa triste classifica con dieci colpi. Inoltre, in rapporto rapine ogni cento sportelli pari a uno, quindi il più elevato d’Italia». Lo afferma Gabriele Urzì dirigente nazionale Fabi e responsabile salute e sicurezza Fabi Palermo che ha esaminato gli ultimi dati pubblicati dall’Ossif, il centro di ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine, a fine 2025.

I dati della Sicilia

Nel 2024 il maggior numero di rapine si è verificato in Sicilia con dieci casi, seguita dalla Lombardia (nove) e dalla Campania (sette). Complessivamente le rapine sono diminuite in tredici regioni, tra cui la Lombardia (-53%), ma in Sicilia il dato è preoccupante. Anche con riferimento al livello di rischio, il valore più elevato è stato registrato in Sicilia con un indice pari a 1 rapina ogni 100 sportelli. Un valore superiore a quello medio nazionale (0,3 rapine ogni 100 sportelli).

Le province siciliane

«Fra le prime dieci province, Catania è stata la più colpita con sei rapine commesse contro le tre registrate nel 2023 mentre Palermo è al settimo posto con due colpi – ha dichiarato ancora Urzì -. Anche con riferimento all’indice di rischio, il valore più elevato è stato registrato a Catania con 2,8 rapine ogni 100 sportelli (da 1,3 nel 2023). Da notare anche Caltanissetta con 1,7 e Palermo con 0,8. Il valore medio nazionale è di 0,3 rapine ogni 100 sportelli».

I malviventi hanno agito prevalentemente in coppia (44% dei casi) o da soli (35%). In genere, travisano il proprio volto (79%), in un lasso di tempo non superiore a dieci minuti (63%) e accedendo nei locali attraverso l’ingresso principale (77%). Le rapine si sono concentrate prevalentemente nella giornata di venerdì (31%). Mentre per quanto riguarda l’orario è stata registrata una prevalenza delle rapine avvenute tra le 9 e le 10 (21%). I rapinatori hanno fatto uso prevalentemente di armi da fuoco (43%) o di armi da taglio (36%).

I rimedi

«Per invertire questa tendenza – afferma Urzì – servono interventi mirati e multilivello, che coinvolgano banche, istituzioni e forze dell’ordine. In Sicilia è necessario un piano articolato sul rafforzamento della sicurezza fisica con vetri antisfondamento, accessi protetti, videosorveglianza intelligente. L’adozione di presidi mobili e pattugliamenti mirati nei giorni e orari più a rischio, in collaborazione con le autorità e maggiore formazione continua del personale su gestione delle emergenze».

«Inoltre, sono necessari un maggiore supporto psicologico post-evento per i colleghi coinvolti e un’analisi predittiva con una mappatura del rischio al fine di concentrare gli interventi dove servono davvero. Infine, nelle filiali più a rischio, occorre ripristinare la guardiania armata. Perché si tratta del miglior deterrente per le rapine e il presidio più efficace anche per l’ordine e la sicurezza di colleghi e clienti – conclude il dirigente nazionale Fabi -. La sicurezza non è un costo, ma un investimento e proteggere chi lavora negli sportelli significa tutelare anche la fiducia dei cittadini nel sistema bancario. La Sicilia merita attenzione, risorse e soluzioni concrete».


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